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Processo Fiore, 8 condanne per i Gallico di Palmi

13 Marzo 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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di Angela Panzera – Si è chiuso con condanne che ammontano ad oltre mezzo secolo di carcere il primo grado del processo, celebrato con il rito abbreviato, nei confronti degli otto imputati finiti nell’inchiesta “Fiore” messa a segno dalla Squadra Mobile della Questura reggina e dagli agenti del commissariato di Palmi, coordinati dalla Dda dello Stretto. Questo pomeriggio il gup Davide Lauro ha condannato tutti gli imputati alla sbarra. Nello specifico il gup ha comminato 6 anni e 8 mesi di carcere, più 5 mila euro di multa, per Rocco Bartuccio, 4 anni e 4 mesi, e 1800euro di multa, per Rocco Brunetta. 9 anni e 7mila euro di multa sono stati comminati a Antonino Cosentino, 7 anni e 5mila euro di multa a Emanuele Cosentino, 5anni e 4mesi di carcere, 12 mila euro di multa, a Antonino Gallico. Infine il gup Lauro ha condannato Domenico Nasso a 7anni e 4 mesi di reclusione, e 6mila e 800 euro di multa, Ivan Nasso a 8 anni e 6 mila euro di multa, e Loredana Rao a 8 anni di detenzione. Il collegio dei difensori era composto dai legali Guido Contestabile, Davide Barillà e Gianfranco Giunta. Alla luce di queste condanne disposte dal giudice regge in pieno l’impianto accusatorio avanzato sostenuto durante il processo dal pm antimafia Adriana Sciglio che durante la propria requisitoria aveva invocato 78 anni di reclusione per gli imputati alla sbarra accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e altri reati. Dall’indagine è emerso infatti che c’era chi chiedeva un “fiore” per la famiglia e chi in modo esplicito cercava un aiuto economico per i parenti carcerati. Per la Dda reggina, e adesso anche per il gup, queste richieste però, erano estorsioni in piena regola perpetrate agli imprenditori di Palmi e territori vicini dalla cosca Gallico. La ‘ndrina quindi, a causa degli arresti prima, e delle condanne dopo, rimediate nel processo “Cosa mia” , aveva, secondo l’accusa, bisogno di denaro. C’erano troppi parenti detenuti e la famiglia aveva bisogno d’ ”aiuto”. L’ inchiesta porta la firma dei pm antimafia Roberto Di Palma e Giovanni Musarò; nei confronti di quest’ ultimo, come rivelato dal collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro, la cosca Bellocco avrebbe progettato un attentato (qui i dettagli) che si sarebbe dovuto verificare a Palmi. La cosca Gallico avrebbe prestato il consenso.

Tags: attentatoGallicoPalmiprocesso
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