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    Colpo ai Piromalli: 11 arresti, sequestrato parco Annunziata (IL VIDEO)

    di Giuseppe Baldessarro – E’ durissimo il colpo inferto stamattina al clan Piromalli di Gioia Tauro con l’operazione “Bicefalo”. La Guardia di Finanza sta infatti eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare e il sequestro preventivo di beni per 210 milioni di euro, tra cui il Parco commerciale dell’Annunziata. L’operazione è stata condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e dello Scico di Roma, che stanno eseguendo tra Calabria, Campania e Toscana, un’ordinanza emessa su richiesta della Dda di Reggio Calabria.
    Nell’ambito delle indagini che portano la firma del Procuratore Federico Cafiero de Raho e del Pm Roberto Di Palma è stato scoperto come l’imprenditore Alfonso Annunziata sia da ritenersi legato alla ‘ndrangheta e, in particolare, alla cosca “Piromalli”. Le indagini portate a termine dalle Fiamme Gialle hanno accertato che i rapporti tra l’imprenditore e il gruppo criminale risalgono a trenta anni addietro. I primi contatti di Annunziata con l’allora capocosca latitante Giuseppe Piromalli (nato nel 21) iniziano proprio a metà degli anni ’80, quando l’imprenditore, da poco abbandonato il commercio ambulante di abbigliamento nei mercati rionali, aveva creato un negozio nel cuore della città di Gioia Tauro. Anni in cui Annunziata era stato messo nel mirino fino a costringerlo a scappare da Gioia Tauro e a farvi rientro solo dopo aver chiesto personalmente il consenso al capocosca. Qualche anno dopo la scalata imprenditoriale, che vide in poco tempo divenire unico proprietario di un vero e proprio impero con la creazione del più grande centro commerciale della Calabria e tra i primi del Sud Italia.

    L’indagine ha dimostrato come già il primo terreno, sul quale è stato costruito il primo capannone del Centro Commerciale “Annunziata”, sia stato in realtà acquistato dall’allora capocosca Giuseppe Piromalli (nato nel 45), detto Facciazza, ma intestato proprio all’imprenditore, e che la costruzione di tutti i capannoni realizzati nel tempo, siano stati ad appannaggio di imprese legate alla cosca dei Piromalli.
 Secondo gli inquirenti l’imprenditore ha consapevolmente sostenuto e contribuito allo sviluppo dell’associazione mafiosa attraverso il pagamento periodico di una tangente, ed ottenendo in cambio la protezione rispetto alle cosche “concorrenti”, nonché la possibilità di imporsi sul mercato, agendo da assoluto monopolista.
 Di fatto esistevano due diversi gruppi commerciali. Il primo promosso da Alfonso Annunziata. Ossia la “Annunziata s.r.l.” l’omonima ditta individuale, che costituiscono un sodalizio criminoso, che annovera tra i partecipi, oltre ad Alfonzo Annunziata, il fratello Fioravante, la moglie Domenica Epifanio, le figlie Valeria, Rosa Anna e Marzia, nonché Carmelo Ambesi. L’altra associazione capeggiata da Claudio Pontorieri (genero di Alfonso Annunziata e marito della figlia Rosa Anna) è attiva più specificatamente nell’ambito degli interessi economici della società “Maipon Line Snc”. Tale sodalizio criminale vede la partecipazione, oltre che di Pontorieri e della moglie Rosa Anna, la madre Rosina Zinnà, nonché Roberta Bravetti, Andrea Bravetti e Andrea Fanì. Tutte persone che ora dovranno rispondere a vario titolo di diversi reati.