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    Reggio – Il destino di Atam appeso a un filo: ecco i dettagli del piano di rientro che l’azienda porterà in tribunale

    di Stefano Perri – Continuano frenetici i contatti tra il management dell’Atam e l’amministrazione comunale nel tentativo di salvare la municipalizzata del trasporto pubblico locale reggino. Amministratori e contabili entrano ed escono da Palazzo San Giorgio, un giorno si e l’altro pure, con in mano gli aggiornamenti del piano che dovrebbe convincere i giudici del Tribunale di Reggio ad evitare il fallimento aziendale, dando ad Atam l’ossigeno per continuare a respirare pur tra le ristrettezze asfissianti delle casse aziendali ridotte al lumicino.

    Da qualche settimana gli specialisti della Pmd, la Planning & Monitoring Distress, società con sede legale a Milano e base operativa a Roma, appositamente contattata da Atam, sono al lavoro sul piano di risanamento che dovrebbe servire a portare fuori l’azienda dalle sabbie mobili della bancarotta. Si tratta di una società con specifiche competenze nella gestione di attività straordinarie d’impresa ”nell’ambito dei piani di risanamento e ristrutturazione del debito”. Un manipolo di professionisti anti crisi aziendale, sul quale Atam ha rimesso parte delle sue speranze di sopravvivenza.  Una parte cospicua considerando che la sola redazione del piano è costata ben 40mila euro. Che per un’azienda con bilanci plurimilionari non si tratta di una cifra astronomica ma neanche di bruscolini considerando le difficoltà finanziarie degli ultimi anni.

    I quattro pilastri del piano di rientro

    Ma veniamo al piano. Cosa provvede in sostanza? Una ristrutturazione aziendale, della durata di sei anni, fino al 2021 quindi, fondata su quattro direttrici portanti.

    Primo: una manovra finanziaria. Fin qui nulla di nuovo. I manager della Pmd puntano sul recupero delle somme vantate da Atam nei confronti della Regione Calabria e su altri crediti vantati da qui al 2021. Dopo la vacatio istituzionale le rassicurazioni su questo primo punto sono arrivate già all’insediamento della nuova Giunta regionale. Ma adesso dalle parole bisognerà passare ai fatti.

    Secondo: una manovra patrimoniale. E qui la questione si fa già più complicata. C’è da ricapitalizzare. E per farlo Atam deve puntare sull’autofinanziamento, sulle somme dovute dalla Regione, sulla cessione di immobili da parte del Comune di Reggio ed infine su un ”apporto di cassa” – così è definito nel piano dei consulenti – sempre da parte di Palazzo San Giorgio. Che considerando le ristrettezze economiche alle quali è costretto il Municipio di Reggio non è un impresa semplicissima.

    In particolare l’aumento di capitale da parte del Comune dovrebbe ammontare complessivamente a 7,3 milioni di euro, costituiti dalla cessione delle strutture di via Foro Boario e Botteghelle (5,3 milioni) più un altro bene non ancora definito. E a questo dovrebbe aggiungersi un ulteriore apporto in moneta sonante da 2 milioni. Cifra che potrebbe variare, in più o in meno – non è dato sapere – nei prossimi giorni quando il piano sarà definitivo. Rimane infine aperta l’ipotesi di allargamento dell’organigramma societario attraverso la cessione delle quote ad altri Enti pubblici, come la Provincia e la Camera di Commercio, adesso possibile dopo la modifica dell’articolo 7 dello Statuto.

    Terzo: una manovra organizzativa interna. E qui la faccenda diventa davvero impegnativa. Monitoraggio, ristrutturazione, corresponsabilizzazione degli obiettivi. Parole che passano inevitabilmente attraverso una riduzione delle spese, a cominciare da quella del personale. Nel piano è previsto nei prossimi sei anni un taglio di quasi 50 unità lavorative su 323, un sesto della forza lavoro attualmente impiegata, da realizzare gradualmente attraverso i pensionamenti.

    Quarto e ultimo obiettivo: la manovra culturale. E’ questa è forse la missione più complicata alla quale l’azienda è chiamata. Riprogettazione del sistema valoriale, per una discontinuità nella gestione aziendale, che passa attraverso comportamenti individuali e collettivi virtuosi. Nel piano è prevista la creazione di un comitato tecnico-scientifico, a rimborso spese, che valuti la performance industriale, di un comitato etico, anche questo a rimborso, per la trasparenza delle procedure, ed un organismo di vigilanza, che garantisca la robustezza e l’efficacia del modello organizzativo. Organismi che secondo la consulenza della Pmd servirebbero a mantenere ferma la barra per una gestione virtuosa della Società.

    Ed è questa la vera sfida di Atam, soprattutto alla luce dell’istanza di fallimento avanzata dalla Procura di Reggio. Non solo garantire che il debito di bilancio sia in qualche modo ripianato, ma anche fornire la plausibile certezza che tenere in piedi la Società non significhi l’imminente insorgenza di altre voragini finanziarie.

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