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    Fiumi di coca ed eroina dalla Jonica: colpo della Mobile alle reti di spaccio

    di Stefano Perri – Cocaina ed eroina. Il canale dello spaccio arrivava dalla 106 Jonica. Da Africo attraverso Melito Porto Salvo fino a Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Fiumi di droga, fino a mezzo chilo al giorno, ceduto a spacciatori, spesso dediti al consumo, che fruttavano alla ‘ndrangheta fino a 15 mila euro al giorno.

    E’ un vastissimo giro di spaccio di stupefacenti quello sgominato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta dal primo dirigente Francesco Rattà, in collaborazione con gli agenti del Commissariato di Condofuri guidati dal dirigente Enrico Palermo.

    Un’indagine iniziata nel 2009, che ha permesso alla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, di ricostruire il complesso sistema di comunicazioni e scambi messo in piedi dai ”venditori di morte” per la cessione degli stupefacenti.

    La base operativa del gruppo era Melito Porto Salvo. A capo dell’organizzazione c’erano il 42enne Rocco Mandalari detto ”u piciaru”, il  34enne di origini albanesi Amarildo Canaj, il 48enne Leonardo Marino e sua Caterina Ierardo, 37 anni, che collaborava offrendo supporto logistico ed organizzativo e partecipando materialmente alla distribuzione.

    Mandalari e Marino erano già stati arrestati dagli agenti del commissariato di Condofuri nel maggio del 2009, poiché trovati in possesso di circa 40 grammi di eroina all’interno del circolo ricreativo Aics Arcipesca Fisa di Melito Portosalvo che i due gestivano in società.

    Proprio da quell’arresto erano partite le indagini che attraverso la moglie di Marino, Caterina Ierardo, sono riuscite a ricostruire il giro di spaccio messo in piedi dai due. Dopo l’arresto del marito la casa di Caterina Ierardo era diventata la nuova base logistica del gruppo criminale. Insieme a lei l’albanese Amarildo Canaj coordinava trafficanti e spacciatori, procacciando, trasportando e distribuendo la sostanza stupefacente.

    All’amo dei trafficanti abboccavano consumatori di ogni età, giovanissimi ma anche 40enni e 50enni. Tossicodipendenti disposti a tutto pur di procurarsi la dose di coca o di eroina necessaria a placare l’astinenza. Una spirale di autodistruzione che portava inevitabilmente alla morte, come nel caso del 52enne Mario Negro, trovato esanime il 25 aprile del 2010 all’interno di uno dei bagni di una comunità terapeutica di Pellaro, con accanto una siringa, un cucchiaino e un accendino. Un episodio per il quale Rocco Mandalari e Amarildo Canaj dovranno rispondere in tribunale all’accusa di ”morte come conseguenza di altro delitto”.

    La droga veniva acquistata ad Africo. Il tramite era un giovane, all’epoca dei fatti minorenne, affiliato alla cosca dei Morabito. I sodali nascondevano gli stupefacenti a Melito Porto Salvo, già porzionati, in luoghi ritenuti sicuri. Ad esempio nei pressi di un noto supermercato della cittadina del basso ionio reggino o nel sottopasso ferroviario di via Piemonte. Da lì la coca e l’eroina venivano prelevate e consegnate alla rete di spacciatori, una dozzina di soggetti, che si occupavano della distribuzione (Qui le immagini degli scambi e delle perquisizioni ripresi dalle telecamere della Squadra Mobile)

    Le comunicazioni erano quasi sempre in codice. Il gruppo concordava luoghi di incontro e quantità di vendita attraverso telefonate cifrate. Spesso anche uno squillo era sufficiente per far capire all’interlocutore cosa fare e dove andare. Un semplice messaggio ”ci vediamo a cena” celava i dettagli dell’incontro. In caso di variazioni nel piano, bastava un sms e gli accordi venivano subito rettificati.

    Ed è proprio seguendo le piste delle telefonate e degli sms criptati che gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la rete messa in piedi dal gruppo criminale, che lentamente aveva allargato il suo giro d’affari attraverso i canali di spaccio, nei quali erano coinvolti altri quattro soggetti, già noti alle forze dell’ordine, che avevano il compito di trasportare e vendere la coca e l’eroina, a non meno di 50 grammi per ogni viaggio, a Reggio Calabria. Qui la droga veniva presa in consegna da altri terminali operativi che si occupavano della distribuzione finale.

    Quella messa in piedi dai sodali era una vera e propria macchina da soldi, che fruttava ogni mese centinaia di migliaia di euro. Un sistema di morte funzionale alla ‘ndrangheta che attraverso le droghe e la dipendenza, controllava decine di giovani pronti a tutto per procurarsi la dose quotidiana.

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