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    Processo “Falsa Politica” – La Dda chiede 70 anni di carcere, 12 per Cherubino

    Settant’anni di carcere invocati per il clan Commisso e per i politici presumibilmente collusi con la ‘ndrangheta. Il pm antimafia Antonio De Bernardo ha richiesto questa mattina al Tribunale di Locri presieduto da Alfredo Sicuro 12 anni di carcere per l’ex consigliere regionale Cosimo Cherubino (in foto) e per Antonio Commisso, classe 1973. Dieci anni sono stati invocati per Domenico Commisso, classe 1975. Infine l’accusa ha richiesto una condanna a 9 anni di reclusione per Rocco Commisso, Damiano Rocco Tavernese, Rocco Tavernese e Giovanni Verbeni. Per il pm Antonio De Bernardo che ha diretto l’indagine e sono tutti coinvolti in quel sistema che ha preso in ostaggio l’amministrazione pubblica di Siderno e l’ha resa schiava dei voleri del clan. L’operazione “Falsa Politica” fu condotta il 21 maggio del 2012 da parte degli agenti della Squadra mobile della Questura reggina e del commissariato di Siderno. Per la Dda la cosca Commisso sarebbe stata in grado di determinare i destini di un’itera comunità, dove i politici si presentavano con il cappello in mano dai mammasantissima che poi però decidevano di sostenere soltanto i “loro” affiliati.  Per l’accusa infatti la contestazione per i politici non è quella di concorso esterno bensì associazione mafiosa poiché le persone alla sbarra risulterebbero inserite in pieno all’interno della cosca Commisso.  A Siderno infatti,  per poter tentare la scalata in politica bisognava avere la “benedizione” del boss Giuseppe Commisso, capo indiscusso dell’omonima cosca della ‘ndrangheta e condannato ad oltre 14 anni di carcere nel processo d’appello dell’inchiesta “Crimine”. L’operazione “Falsa politica” è infatti la prosecuzione delle inchieste “Crimine”, “Recupero-Bene comune” e “Locri è unita”. Gli investigatori hanno analizzato centinaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali dalle quali sarebbe emerso che il boss Commisso decideva su quali candidati puntare in occasione delle elezioni amministrative. Nel corso delle indagini è emerso che gli esponenti politici di Siderno si recavano nella lavanderia del “mastro”, per chiedergli il «permesso di candidarsi». Quando il capo della cosca assicurava il suo appoggio gli esponenti politici chiedevano di «racimolare i consensi all’interno della cosca necessari per l’elezione». Gli inquirenti hanno anche accertato che quando Commisso negava il suo appoggio i politici decidevano di non prendere parte alle competizioni elettorali. Per la Dda Cosimo Cherubino era l’uomo che i clan avevano scelto come proprio rappresentante in consiglio regionale. Anche se non riuscì ad occupare un posto a Palazzo Campanella, Cherubino sarebbe un affiliato alla cosca Commisso. Adesso la parola passerà alle difese. La sentenza del processo “Falsa Politica” è attesa per i primi di marzo. (an.pa)