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    Il prode Chizzoniti contro il Magorno “ignorante epocale”

    di Giuseppe Baldesarro – Ha ragione Aurelio Chizzoniti. Ernesto Magorno arriva tardi. E dimostra di non conoscere la Regione. Si dimostra ignorante, nel senso di ignorare i fatti quando parla di “svolta epocale” nella decisione assunta dal presidente Mario Oliveri che vedrà la Regione costituirsi parte civile nei processi contro la ‘ndrangheta. Una vecchia volpe, di lunga e consolidata memoria come Chizzoniti, non è facile da “incartare”. Non è l’unico, ovviamente, ma lui è uno che non molla la presa, e scrive con garbo graffiante che quella di Magorno è “un’uscita quantomeno incaduta”.
    Ricorda Chizzoniti che Oliveri “arriva con 18 anni di ritardo”.  E “rivendica” la paternità di una decisione che lui stesso prese quando era assessore regionale nel 1997, della Giunta guidata da Pino Nisticò. Erano i tempi del processo “Olimpia Ter” e la Regione si faceva rappresentare come parte civile da Giuseppe Morabito, esponente del Pds e segretario dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria. Tra l’altro, ricorda sempre Chizzoniti, “anche la Giunta presieduta da Luigi Meduri, su mia proposta e con il concorso tutt’altro che esterno di Giuseppe Bova, Nicola Adamo, Saverio De Santis, Michelangelo Tripodi e altri il 14 maggio 1999 deliberò la costituzione “dell’Osservatorio Regionale per la lotta contro la mafia ed il crimine organizzato” attribuendone la responsabilità operativa ad Adriana Musella già all’epoca impegnata sul terreno della legalità”.
    Chizzoniti ricorda poi che anche il presidente Agazio Loiero si costituì più volte parte civile in processi di mafia. Ed è per questi motivi che “non può che sconcertare ulteriormente il tentativo di spacciarla per novità dirompente essendo la stessa ormai istituzionalizzata da tempo immemorabile in Calabria”. Chizzoniti fa solo alcuni esempi, ma c’è da ricordare che anche Giuseppe Scopelliti volle che la regione si costituisse nei processi antimafia.
    Secondo Chizzoniti nel comportamento di Magorno, ed in generale del Pd, “emerge quindi un modus operandi incoerente e contradditorio in ordine taluni principi un tempo ritenuti di fondamentale centralità e rilevanza ed oggi disinvoltamente riconsiderati – Cicero pro domo sua – da parte di una forza politica che non esita a berlusconizzare chi dissente e non ragiona come un ultrà dello pseudo ribellismo sinistroide, confermando, anche per questo versante, che “il revisionismo è pericoloso quanto il cianuro. Ma se è la sinistra a praticarlo, diventa un’aspirina che bisogna ingoiare perché ci regalerà soltanto la buona salute” (come ha affermato Claudio Veraldi, stretto collaboratore di Massimo D’Alema, nel libro “L’anno che doveva cambiare l’Italia”)”. Si, insomma, Chizzoniti nella sua lunga nota infierisce contro la doppia morale della sinistra, ma non ce ne sarebbe bisogno, Magorno riesce a farsi male anche da solo.