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    Paolo Falzea
    Paolo Falzea

    Catanzaro – Fondazione Campanella: posticipati i preavvisi di licenziamento

    di Clara Varano – La maggior parte dei dipendenti della Fondazione Tommaso Campanella rischia di andare a casa. In loro “soccorso” nei giorni scorsi erano arrivate le proposte del presidente regionale Mario Oliverio, del Ministero della Salute, delle sigle sindacali e del management che insieme avevano deciso di richiedere l’attivazione della procedura di Cassa integrazione ministeriale, grazie all’utilizzo del piano industriale ideato dal sub commissario Andrea Urbani per salvare la Fondazione, come base per avanzare la richiesta. Proprio perché tutti i dipendenti a rischio abbiano la possibilità di rientrare nel programma, il presidente Paolo Falzea  ha decretato una posticipazione, fino al 31 gennaio, della scadenza di tutti i preavvisi di licenziamento per i dipendenti in esubero. “La decisione – spiega Paolo Falzea, presidente della Fondazione – è scaturita dalla necessità di avere per tutti una data uniforme di preavviso, considerato il fatto che molti hanno ricevuto la raccomandata con il preavviso in date differenti”.

    Questo rinvio farà slittare le scadenze per i licenziamento “garantendo a tutti i dipendenti che corrono il rischio di andare a casa – sottolinea Falzea – la possibilità di entrare, qualora venisse attivato, nel programma di Cassa integrazione di cui faremo richiesta domani anche senza l’accordo nazionale con i sindacati”.

    Nei giorni scorsi, infatti, le organizzazioni sindacali, il management della Fondazione ed il presidente della Regione Mario Oliverio, hanno deciso, dopo alcuni incontri, di chiedere al Ministero del Lavoro di procedere all’attivazione della cassa integrazione, “richiesta – aggiunge il presidente Falzea – sorretta dal piano industriale ideato dal sub commissario Andrea Urbani, che fa legittimamente pensare ad un programma di sviluppo da mettere a punto per il riassorbimento del personale e per la salvezza della Fondazione stessa”.

    Quanto ai debiti “i nostri creditori – conclude Paolo Falzea – ci hanno lasciato un margine di tempo in più per trovare il modo di soddisfarli, fino al 30 marzo. Intanto, però, abbiamo fatto una ricognizione di crediti che vantiamo nei confronti dell’Asp, per prestazioni rese, che se le pagassero potremmo appagare le giuste pretese di avere gli stipendi, avanzate dai dipendenti”.