Non si salva nessuno degli imputati dalla scure del Tribunale reggino presieduto da Natina Pratticò. Tutti condannati. Si va dai 4 anni e 6 mesi ai 26 anni di carcere inflitti poco fa dal Collegio che ha sposato in pieno l’impianto accusatorio proposto dai pm antimafia Rocco Cosentino e Annamaria Frustaci impegnati per mesi a condurre un delicato dibattimento che vede alla sbarra tredici persone coinvolte in due delle più importanti inchieste condotte dalla Procura reggina negli ultimi anni ossia quelle denominate “Prius” e “Reggio Nord-Lancio”. Tra gli imputati principali vi è Domenico Condello, detto “Micu u pacciu”, arrestato dal Ros dei Carabinieri dopo molti anni di latitanza e cugino di Pasquale Condello, anche lui sotirco patriarca reggino. “Micu u pacciu” viene condannato a 26 anni di reclusione; i pm ne avevano richiesti 30. Sedici anni di carcere sono stati invece inflitti a Bruno Antonino Tegano, cognato e braccio destro del boss. Cinque anni disposti per Pasquale Rappoccio difeso dai legali Emanuele Genovese e Francesco Siclari; prima di finire in manette, Rappoccio era un imprenditore piuttosto famoso e affermato, non solo era il rappresentante dell’impresa di fornitura di medicinali Medinex di Reggio Calabria, ma anche il proprietario della squadra di pallavolo della città. Egli, secondo la Dda, avrebbe prestato, però, il proprio ruolo di imprenditore al servizio delle cosche. In questo contesto avrebbe acquisito in nome e per conto di Mico Condello e del cognato Bruno Tegano la discoteca “Limoneto”, ubicata a Gallico a due passi dal mare nonché per anni centro della movida reggina. Le risultanze investigative snocciolate nel corso dell’articolato dibattimento hanno tentato di ricostruire sia gli interessi economici del clan Condello e la rete di professionisti e imprenditori che per anni avrebbero consentito alla cosca di continuare a macinare profitti. Ma non solo. Svelata anche la presunta rete di protezione che ha permesso a Domenico Condello, alias “Micu u pacciu” e cugino del superboss Pasquale, di sfuggire per decenni all’arresto fino a quando i Carabinieri reggini non l’hanno scovato nei pressi di Catona il 10 ottobre del 2012 bordo di un’automobile guidata da un parrucchiere di 28 anni, finito in manette anche lui per procurata inosservanza di pena. Ecco nel dettaglio le condanne disposte dal Tribunale reggino.
Condello Domenico: 26 anni di reclusione
Belfiore Gaetano Francesco: 10 anni di reclusione
Caronfolo Giuseppe: 16 anni di reclusione
Favara Gianluca Ciro Domenico: 10 anni di reclusione
Marra Renato: 12 anni di reclusione
Morgante Robertino: 4 anni di reclusione
Rappoccio Pasquale: 5 anni di reclusione
Scopelliti Fabio Pasqualino: 4 anni e 6 mesi di reclusione
Tegano Bruno Antonino: 16 anni di reclusione
Barillà Giovanni: 8 anni di reclusione
Cotroneo Giuseppa Santa: 6 anni di reclusione
Genoese Francesco: 10 anni di reclusione
Morabito Cosimo: 4 anni e 6 mesi di reclusione
Bertuca Pasquale: 15 anni e 8 mesi di reclusione
(a.p)





