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    Reggio – Finisce in cella Daniele Schinardi. Il consulente già sotto processo

    Arrestato Daniele Schinardi, il consulente tecnico 46enne originario di Messina accusato di calunnia aggravata dalle modalità mafiose. L’uomo era finito ai domiciliari nel giugno scorso e attualmente si trova sotto processo dinnanzi al Tribuale collegiale di Reggio Calabria ed è proprio al termine l’udienza celebrata lunedì che i Carabinieri del nucleo investigativo reggino, insieme ai colleghi di Messina, gli hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice Matteo Fiorentini su richiesta del pm Sara Amerio.

    Schinardi, secondo le risultanze investigative, è finito in cella poiché risulta aver violato gli obblighi imposti. I Carabinieri, dopo una serie di controlli e intercettazioni telefoniche, lo hanno “pizzicato” a ricevere a casa alcuni familiari violando così le disposizioni impartite dal giudice. Schinardi era autorizzato solo ad avere contatti con la compagna ma, stando ai riscontri investigativi, avrebbe ricevuto presso la sua abitazione persone diverse da quelle cui era autorizzato ed è per questo che è scaturito l’aggravio della misura cautelare. Adesso si trova recluso presso la casa circondariale di Reggio Calabria.

    La vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto trae origine dalla sua nomina di consulente da perte della difesa di Domenico Demetrio Praticò, condannato per associazione mafiosa alla pena di 15 anni e otto mesi di carcere all’esito del processo “Piccolo Carro”. Schinardi ha infatti redato una perizia relativa all’analisi di alcuni tabulati telefonici.

    Durante la sua attività, Schinardi avrebbe accusato il maresciallo dei carabinieri Antonio Nucera – costituitosi parte civile – estensore di una annotazione di polizia giudiziaria, di aver falsificato dati ed omesso fatti e circostanze per arrecare un danno ingiusto all’imputato. “Schinardi – è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio – incolpava il maresciallo capo Antonio Nucera pur sapendolo innocente con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la cosca Ficara-Latella.

    In particolare nella relazione tecnica a sua firma incolpava il militare di aver manipolato il cd rom contente i tabulati telefonici in uso a Praticò Demetrio, in tal modo attestando il falso in un atto destinato a provare la verità e introducendo nel processo prove false a carico di Praticò(…); incolpava inoltre il militare di aver occultato i files relativi a tabulati telefonici acquisiti, omettendo di consegnarli alla di difesa di Praticò, che ne aveva fatto richiesta. Rassegnando infine le seguenti conclusioni nella relazione di consulenza: ‘confermo che ci sono tutti i valori per poter dichiarare la non veridicità dei files consegnati; abbiamo appurato che i files consegnati risultano essere errati o artefatti[…]non dando la possibilità di mettere tasselli importanti allo sviluppo della verità”.

    Queste sono le principali affermazioni che lo hanno fatto finire in Tribunale con la pesante accusa di calunnia aggravata dalle modalità mafiose. Adesso però il processo lo dovrà effettuare da detenuto.

    (A.P.)