di Clara Varano – Reup, Rediscovering ethereal unknow places, riscoperta dei luoghi eterei e sconosciuti. Svelato l’arcano della misteriosa mostra di graffiti writing che in questi giorni ha fatto parlare di sé, rimbalzando sui social network come la mostra di cui nulla si sa (LEGGI QUI LA NOTIZIA). Ad organizzarla 4 graffiti artists catanzaresi i “Subway family” che hanno esposto le loro opere in un locale del quartiere Lido su via Progresso, ispirandosi alla metropolitana newyorkese.
The Subway family “intervengono – si legge nel manifesto – su strutture dimenticate o del tutto sconosciute, sotto gli occhi di tutti ma invisibili”. Le opere, 19 tele esposte in maniera spartana ma ricercata fin nel minimo dettaglio, che raccontano uno spazio, una superficie sulla quale gli stessi artisti hanno dipinto. Da posti abbandonati a vera e propria opera d’arte.
“L’idea nasce – ci raccontano – proprio per dare visibilità a quei luoghi che ormai l’occhio è abituato a vedere ed a tralasciare attraverso una scritta un disegno”. Ogni quadro è lo scatto di un’opera ed è dunque, un’opera nell’opera che viene resa immortale attraverso la fotografia su tela, che ferma uno spazio abbandonato ed il “pezzo” che lo rievoca a quel preciso istante in cui la foto è scattata, prima che il tutto venga demolito.

“Dicotomia cromatica, contrasto temporale, comune termine”. Trattandosi, infatti, di posti in completo stato di abbandono, i colori della verice spray, spesso accesi, creano un gioco di colori con la stessa superficie ingrigita dal tempo con la quale si pongono in contrasto pur condividendo il medesimo destino il “comune termine”: la demolizione.
L’obiettivo è quello di far apprezzare al catanzarese il graffitismo che non è solo deturpazione, ma anche esaltazione dei luoghi.
“L’abbandono dell’uomo, la forza della natura, l’intervento dell’arte”. Tutte fasi che appartengono alla storia dello stesso luogo. Spazi eterei, quasi intangibili a molti. Soggiogati al volere della natura, che entra dirompente in ogni immagine, trovano nuova vita attraverso una forma d’arte moderna ed espressiva.
Ed un contrasto forte si coglie anche dagli edifici scelti, ex realtà industriali. “Abbiamo fatto sembrare – spiegano gli organizzatori – Catanzaro come quella che non è: una realtà industriale”. O meglio il fallimento di un tentativo di industrializzazione della città.
Tutto questo è Reup. Una piccola realtà realizzata senza nessun sostegno pubblico, ad iniziativa privata, che nel breve o lungo periodo in cui si decida di stare a contatto con le sue opere sorprende e aliena dalla realtà.
Le tele, 19 di diverse dimensioni, che sono la somma di più espressioni artistiche, graffito, fotografia e grafica, sono a tiratura limitata, ed affrontano le tematiche più disparate dal degrado, alla solitudine, passando dalla spiritualità e dal vuoto. Un vuot che osservando quasi tutte le tele è una sensazione che cattura il visitatore, alienandolo, appunto, dalla realtà circostante che di vuoto non ha nulla. Al centro un plastico che riproduce una stazione ferroviaria in disuso, a lato una zona intima con delle poltrone realizzate con dei bidoni di latta e tutto intorno, bombolette spray ormai finite. Su ciascuna componente è possibile soffermarsi e leggerne il messaggio dei curatori, le tele, però, rapiscono ed estraniano chi le guarda da tutto il resto.
(GUARDA I VIDEO DELLA PRODUZIONE ARTISTICA)
LE OPERE
























