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Reggio, corsa clandestina: testimone afferma che le auto stavano ‘gareggiando’

28 Ottobre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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tribunale giustizia

di Angela Panzera – Udienza ricca di testimoni quella che si è svolta ieri dinnanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria per far luce sulle presunte responsabilità di Angelo Salvatore Barillà, accusato di aver fatto parte della gara clandestina che il 29 maggio del 2011 causò la morte di Francesco Calabrò, il bimbo di soli otto anni coinvolto in un devastante incidente. Il sinistro è avvenuto nei pressi della galleria di Spirito Santo; la vettura sulla quale viaggiavano madre e figlio, una “Yaris”, è stata investita da una scheggia impazzita: per la Procura era la “Mitsubishi” guidata da Barillà, una delle tre  auto che avrebbero preso parte alla corsa clandestina. E ieri a deporre in aula uno c’è stato uno dei testimoni di quel tragico giorno. Chiamato a rendere esame da parte del pm Mauro Tenaglia, Antonino Randisi, reggino di  25 anni, quel pomeriggio si trovava a bordo dell’auto guidata da Giuseppe Catalano. Quest’ultimo,insieme all’altro coimputato Fabio Raco, recentemente è stato condannato anche in secondo grado, per aver preso parte alla gara. A Catalano sono stati inflitti 8anni e 4 mesi di  carcere mentre a Raco 8 anni. Il testimone in aula ha confermato in toto quando dichiarato agli agenti della stradale che compirono le indagini. E nel verbale di sommarie informazioni Randisi disse che le altre due auto viaggiavano affiancate ad una velocità di 140-150 km orari . “I due veicoli, è riportato nel verbale, procedevano quindi giocherellando fra loro e imboccarono il raccordo autostradale in direzione Taranto(…) i due guidavano ad alta velocità ed in modo scorretto come se stessero gareggiando; ho intuito che si conoscevano in quanto si prendevano in giro fra loro, si suonavano per attirare l’attenzione a vicenda(…) Ci siamo avvicinati alla Mitsubishi(…) entrò in galleria centralmente e si spostava sempre da destra a sinistra e viceversa pero ostacolarci il sorpasso. Quando la Mitsubishi è giunta a metà della galleria, e noi eravamo all’ingresso della stessa, ho notato la presenza della Yaris che circolava a velocità normale sulla corsia normale di marcia e vedevo chiaramente che la Mitsubishi, che nel frattempo viaggiava a cavallo della striscia discontinua di mezzeria, colpiva violentemente con la sua parte anteriore destra la parte sinistra della Yaris”. Questa testimonianza graverà pesantemente sulla posizione dell’imputato. Di un altro profilo invece, sono state le testimonianze di Vincenzo Marra e Antonino Plutino due dipendenti dell’esercizio commerciale gestito anche  dalla famiglia Calabrò, che sollecitati dai difensori di parte civile, Zito e Laganà, hanno raccontato in aula il legame speciale che intercorreva fra il piccolo Francesco e il nonno, costituitosi fra le parti civili. Un racconto struggente tanto che uno de testimoni non è riuscito a trattenere le lacrime: “ Francesco era come un figlio, la vita del signor Calabrò,dopo la morte del bambino, non è più la stessa. Il processo è stato aggiornato al 3 novembre quando è attesa la requisitoria, con la conseguente richiesta di pena, del pm Tenaglia.

Tags: Angelo Salvatore Barillàcorsa clandestinacronacaFrancesco Calabrò
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