di Stefano Perri –
Montano le polemiche attorno al progetto di riqualificazione del Corso Garibaldi. Le modifiche al progetto, decise dalla Soprintendenza dopo l’inizio dei lavori, rischiano di allungarne di molto i tempi, mettendo in ginocchio le attività commerciali sulla strada buona della città.
E’ un vero e proprio pasticcio quello che sta avvenendo a Reggio Calabria attorno al progetto per la riqualificazione del Corso Garibaldi. In tanti ormai si domandano, di fronte ad un iter di esecuzione lavori già molto lungo, quando la strada principale della città potrà tornare ad essere fruibile dai cittadini.
I LAVORI – I lavori per la riqualificazione del Corso sono iniziati alla fine dello scorso mese di giugno. L’opera prevede un importo complessivo di poco inferiore ai 4 milioni di euro ed un tempo di realizzazione (da progetto) calcolato in 580 giorni, poco più di un anno e mezzo.
I lavori sono stati dati in appalto, dopo la gara scaduta il 27 dicembre 2012, ad un “Raggruppamento Temporaneo di Imprese” composto da la “Porta Antonio” e la “Siclari Agostino Costruzioni Generali S.r.l.” e prevedono l’esecuzione del progetto già fornito dal Comune.
IL PROGETTO – L’opera è finanziata per l’intero importo a valere sul Programma Operativo Regionale Calabria Fesr 2007/2013 per la linea d’intervento 8.1.2.1. Scorrendo nell’elenco dei progetti Pisu, Piani Integrati di Sviluppo Urbano, relativi al Comune di Reggio Calabria è possibile individuare le linee guida originarie del progetto, che prevedeva, in particolare ”la riqualificazione della zona carrabile, tramite il ripristino ed il recupero dell’antica pavimentazione in pietra di Macellari esistente lungo i marciapiedi dell’arteria, che in considerazione della nuova identità pedonale che la stessa ha acquisito, saranno integrati in un unico livellamento e quota uniforme con la zona centrale, in origine carrabile”.
I lavori in sostanza, secondo il progetto originario, avrebbero dovuto viaggiare su un doppio binario: da una parte la riqualificazione della pietra lavica esistente, dall’altra il rifacimento della parte carrabile del corso. Il tutto finalizzato a creare un’unica superficie omogenea interamente pedonale.
Un intervento misto dunque, differenziato rispetto allo stato attuale della pavimentazione, con l’obiettivo di rendere unico ”il livello stradale e del marciapiede” mentre al centro, sempre da progetto, ”verrà posizionata la pietra lavica”.
In particolare per la parte carrabile è previsto ”il rifacimento in pietra lavica”.
”Tale intervento – è scritto nella scheda di presentazione del progetto – che ha ottenuto il parere favorevole da parte della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali e della Direzione Regionale BB.CC., prevede, che venga conservata l’attuale dimensione del marciapiede e la realizzazione attraverso il riposizionamento delle pietre di Macellari recuperate e l’eventuale integrazione, dove necessita, con la pietra proveniente dalla cava di Lazzaro che risulta afferente alla stessa formazione geologica”.
”Si prevede inoltre – si legge ancora – la dotazione di attrezzature per completare gli spazi pubblici urbani del Corso Garibaldi attraverso manufatti fissi o mobili, funzionali, tenendo sempre presente che gli stessi devono essere inseriti in un’immagine coordinata della città. Il progetto è passato attraverso studi di fattibilità e ricerche sulle forme architettoniche e sui materiali atti a risolvere le problematiche legate al disegno degli spazi urbani e alla loro integrazione con la memoria storica dell’arteria. Infatti, tutti i manufatti (panchine, fioriere, gettacarte e dissuasori ecc..), previsti da progetto e destinati a trovare collocazione sul Corso Garibaldi, a completamento dell’attuale sistemazione urbanistica ed architettonica, sono elementi che migliorano sia formalmente che funzionalmente lo spazio urbano”.
L’esecuzione dei lavori, iniziati nel primo tratto compreso tra piazza Garibaldi e la Villa Comunale, ha come referenti l’arch. Marcello Cammera, per la gestione tecnica, e l’avv. Francesco Barreca, per la parte gestionale-amministrativa del progetto, rientrante nei P.I.S.U. finanziati con i fondi POR Calabria 2007/2013.
IL CAMBIO IN CORSA – Ma a lavori iniziati, nel confronto tra l’Amministrazione Comunale e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, ”si è sentita l’esigenza di un ulteriore confronto al fine di contribuire nel migliore dei modi ad adottare scelte concordate ma che, comunque, devono conciliarsi con le attività del cantiere in corso”.
Una sorta di rivisitazione in corsa dei lavori, decisa durante una riunione tecnica tenutasi al Comune alla presenza della l’arch. Margherita Eichberg, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dell’architetto Giuseppina Vitetta, funzionario della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dell’architetto Marcello Cammera, dirigente del Comune e direttore dei lavori, l’Arch. Daniela Neri, funzionario tecnico del Comune e RUP dell’intervento, del geometra Vincenzo Cuzzola, funzionario tecnico del Comune e direttore operativo, dell’ingegnere Pietro Foti, dirigente della Provincia di Reggio Calabria, dell’architetto Anna Minelli, funzionario della Provincia di Reggio Calabria e della dottoressa Maria Gabriella De Salvo, direttore amministrativo della SBAP.
”Durante l’incontro – è scritto nella nota ufficiale diffusa al termine – è stata manifestata da parte della Soprintendente Arch. Margherita Eichberg la preoccupazione di salvaguardare il più possibile il patrimonio storico costituito dal basolato lavico, esigenza condivisa dall’Amministrazione comunale, scelta, comunque, non contemplata nel progetto iniziale, che prevedeva lo smontaggio delle basole laviche, la loro conservazione in aree di stoccaggio, e il loro utilizzo in altre aree, anche perché, in base alle previsioni già formulate, non è possibile averne una quantità sufficiente a riproporre lo stesso materiale per tutta l’estensione del Corso”.
”Per poter avere effettiva contezza della quantità e della qualità dello stato di conservazione del basolato lavico – si legge nel documento approvato – che potrà in seguito essere rimosso e riutilizzato nella stesse sede e nel rispetto della nuova progettazione, il Soprintendente richiede di portare in luce per l’intero corso Garibaldi il basolato lavico. Pertanto, si è deciso di anticipare le lavorazioni di rimozione dello strato di bitume sull’intera lunghezza del Corso Garibaldi e non tratto per tratto, come si sta attualmente facendo”. Una modifica che però non tiene conto del fatto che l’appalto è stato aggiudicato su un progetto completamente diverso, che prevedeva la riqualificazione del basolato lavico e la sostituzione, nella parte carrabile, con materiali moderni.
LE PROTESTE DEI COMMERCIANTI – Un cambio in corsa che si unisce alle polemiche sollevate per le modalità di conservazione delle basole rimosse dal Corso, e che, sostanzialmente, rischia di allungare di molto le operazioni inizialmente previste dal progetto.
Tanto da mandare su tutte le furie la Confcommercio di Reggio Calabria che in una nota accusa la Soprintendenza di aver agito ”senza alcun tipo di condivisione con la popolazione e soprattutto con i commercianti dell’area interessata”.
Di fatto il rischio è quello di allungare di molto i disagi per le attività commerciali presenti sul corso. ”Certamente non discutiamo la scelta – dichiara l’Associazione dei commercianti – che sarà anche apprezzabile sotto il profilo storico ma, non avendo nessuna contezza di tempi, modalità di attuazione e ricadute sulle imprese, siamo, ritengo a ragione, allarmati. Per l’ennesima volta, purtroppo, dobbiamo constatare che nessuno ha ritenuto di dover informare tempestivamente e condividere le nuove scelte con le parti direttamente interessate dall’intervento”.
I RISCHI – Una querelle che alla fine rischia di provocare un lungo stop per i lavori sul Corso. Una storia che ricorda da vicino quanto successo al Museo Nazionale della Magna Grecia per il quale i lavori di riqualificazione si sono protratti per diversi anni proprio a causa delle modifiche progettuali e delle difficoltà nella copertura finanziaria. Ma a differenza di quanto avvenuto al Museo, che è una struttura chiusa, i lavori sul Corso stanno di fatto bloccando un’intera città, mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza delle attività commerciali presenti nell’area più frequentata da cittadini e turisti.






