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    La Fondazione Campanella può salvarsi, ma l’indugio politico la condanna

    Il ritardo della Giunta regionale nello stanziare le somme legittimamente dovute alla Fondazione Campanella di Catanzaro, rischia di far fallire il centro oncologico regionale.

    Lo scrivono i dirigenti del polo che domani si recheranno dal notaio per la liquidazione. A rischio centinaia di lavoratori e la salute dei calabresi. Questo si evince chiaramente dall’ultimo grido di aiuto lanciato nella nota della fondazione che riportiamo integralmente:
    “Alla vigilia dell’incontro innanzi al notaio dei soci fondatori della Fondazione T.C. nella quale dovrà decidersi se mettere in liquidazione l’ente e nell’imminenza della seduta di Giunta che dovrà trattare dell’argomento – si legge nella nota -, ci sia consentito fornire argomenti utili per le decisioni che si andranno ad assumere. La liquidazione della Fondazione è conseguenza della violazione da parte della Regione Calabria degli obblighi statutari (in particolare, dell’omesso versamento del fondo di dotazione iniziale e del contributo annuo misura stabilita dallo Statuto e reputata necessaria e indispensabile dai soci fondatori a garantire il funzionamento del Centro Oncologico) che ha determinato una crisi economico-finanziaria di entità tale da non consentire più il perseguimento dello scopo sociale. Questa situazione ha costretto la Fondazione a convenire in giudizio innanzi al Tribunale di Catanzaro la Regione Calabria per ottenere il pagamento di quanto dovuto. La Regione Calabria, in persona del suo Presidente, ha ripetutamente assunto – anche alla presenza di Sua Eccellenza il Prefetto di Catanzaro – l’impegno di ripianare l’esposizione debitoria della Fondazione. I soci fondatori si sono riuniti nello scorso mese di luglio e la Regione, nella persona della Presidente f.f., Dott.ssa Stasi, per scongiurare la liquidazione dell’Ente si è impegnata a riconoscere una parte dei crediti della Fondazione (29 milioni di euro), da pagarsi in tre anni, a titolo di fondo di dotazione iniziale a fronte della rinunzia al giudizio. Con detta transazione la Regione verserebbe in tre anni il fondo di dotazione che, come socio fondatore, secondo lo Statuto, avrebbe dovuto versare alla Fondazione nel 2004 come corrispettivo dell’impegno assunto dall’Università, altro socio fondatore, di mettere a disposizione gratuitamente le strutture e tecnologie di Germaneto. Si tratta, dunque, di un tardivo adempimento di un obbligo assunto come socio che non coinvolge minimamente le prestazioni sanitarie rese dal Centro oncologico e, dunque, il Fondo sanitario e, dunque, il Dipartimento della Salute. La stessa KPMG (Advisor regionale), incaricata dal Commissario ad acta di compiere un’analisi della situazione e di esprime un parere sulle possibilità che la Fondazione vinca il giudizio contro la Regione per ottenere tali somme, ha definito tale evenienza “probabile posto che la debenza delle relative somme discende direttamente dallo Statuto” e non vi sono atti idonei a ridimensionare o annullare l’obbligazione in questione (in stralcio si allega la pag. 70 della Relazione). Sulla opportunità di firmare questa transazione si sono pronunciati i massimi organi della Regione: il Presidente della Regione, il Consiglio regionale, all’unanimità, e la Giunta regionale. Lo stesso Gen. Pezzi, Commissario alla Sanità, si è detto pronto a fare la sua parte per “salvare” la Fondazione, ma ha sollecitato al tempo stesso la Regione a rispettare i patti assunti in ordine al ripianamento delle perdite. L’Avv. Manna, Dirigente Generale del Dipartimento bilancio, con riferimento alla transazione ha richiesto alla Giunta e al Consiglio regionale di individuare la copertura finanziaria, trattandosi di determinazioni rimesse agli organi di indirizzo. La decisione se perfezionare la transazione salvando la Fondazione dalla liquidazione è dunque politica. E’ compito della Giunta regionale, infatti, se vuole raggiungere questo scopo, individuare i capitoli di bilancio ai quali attingere le risorse necessarie nel triennio e proporre un progetto di legge di variazione di bilancio al Consiglio regionale, che ha già sollecitato la Giunta in questo senso. Il mancato perfezionamento della transazione avrà molteplici effetti negativi: Renderà nell’immediato inevitabile la messa in liquidazione della Fondazione e la chiusura del Centro Oncologico che la Regione Calabria con la legge regionale 17 del 2014 dell’agosto di quest’anno ha individuato come la struttura idonea ad assumere il ruolo di Centro oncologico di riferimento regionale ed a richiedere, compatibilmente con la programmazione sanitaria regionale, il riconoscimento in Istituto di Ricovero e Cura di Carattere Scientifico privato con indirizzo oncologico. Renderà possibile ai creditori chiedere il fallimento della Fondazione con tutte le conseguenze negative che un coinvolgimento in una procedura fallimentare potrà avere per la Regione. Farà correre il rischio alla Regione di essere condannata dal Tribunale di Catanzaro a pagare somme di gran lunga maggiori di quelle di cui alla transazione stessa, con indubbi riflessi anche in ordine alla responsabilità contabile di chi avrà determinato tale effetto”.