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Tabularasa 2014: ”Una vil razza dannata?”, un libro che rovescia la visione della Calabria (Video)

3 Novembre 2014
in CITTA, EVENTI, Reggio Calabria, Tabularasa 2014
Tempo di lettura: 3 minuti
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Tabularasa 2014: ”Una vil razza dannata?”, un libro che rovescia la visione della Calabria (Video)

di Clara Varano – “Una vil razza dannata?Riflessioni sulla Calabria e i calabresi“, è il titolo dell’ultimo libro dei giornalisti Aldo Varano e Filippo Veltri, presentato ieri a Reggio Calabria durante la sesta serata di Tabularasa. Gli autori ne hanno discusso animatamente con i due ideatori del festival, giunto alla sua quinta edizione, Giusva Branca e Raffaele Mortelliti. Un confronto che ha coinvolto anche altri due intellettuali calabresi, Mimmo Gangemi e Fabio Cuzzola. Con loro Veltri e Varano hanno posto l’accento su quello che è il mondo calabrese e la sua rappresentazione fuori dai confini della Punta dello Stivale.

“Il libro – esordisce Varano – è una provocazione alla quale siamo arrivati rendendoci conto che era diventato impossibile parlare di Calabria”. Il ruolo degli intellettuali, spesso più concentrati sulle egoistiche carriere che a raccontare una realtà incentrata su fatti veri, perché fa comodo che la Calabria sia terra di ‘ndrangheta abbandonata a se stessa. “Gli intellettuali, i ceti politici, hanno smesso di raccontare in modo laico la Calabria – ha proseguito Varano -. Il punto vero di difficoltà è che in Calabria nessuno si pone più le domande giuste. Abbiamo acquisito l’idea che in Calabria non c’è più niente da fare. Siamo pieni di pregiudizi e di luoghi comuni. Se sui grandi giornali passa il titolone che i ‘Calabresi non dovrebbero votare’, è ovvio che tutti pensano male della nostra gente. Qui bisogna chiedersi perché non ce la facciamo e perché non riusciamo a sconfiggere la ‘ndrangheta, non dire scempiaggini falsando dati”.

Gli intellettuali, oggi, non riescono più a raccontare la Calabria senza mettervi un marchio negativo sopra, ma la responsabilità, secondo gli autori, è anche della gente di Calabria e del suo auto razzismo. “Il libro è frutto di ore ed ore, anni ed anni di discussioni a più livelli. Quello che è emerso è che i calabresi sono auto razzisti. Preferiscono che il racconto di sè avvenga fuori da sè, che altri costruiscano loro un abito addosso e poi facciamo fatica a dismettere quell’abito. Diamo un’immagine di noi stessi che è addirittura peggiore di quella che è. Quando è evaso Cutrì in Lombardia, si disse che era il boss calabrese della Brianza e non era vero! Siamo riusciti a capovolgere questa realtà. Eppure, ricordo che il ministro Alfano disse che era ‘una cosa gravissima’, però non mi pare d’aver sentito lo stesso ministro fare le stesse dichiarazioni sulla questione ‘ndrangheta e politica qui a Reggio Calabria”.

La Calabria, dunque, oggi non fa notizia se non si parla di macabro o ‘ndrangheta a tutti i costi. “Io stesso – ha raccontato Gangemi – quando ho scritto della storia di un efferato femminicidio in provincia di Cosenza, ho avuto difficoltà a pubblicare un editoriale, perché spiegavo che quello che è successo qui, non è diverso da tanti altri che ci sono in Italia, ma al giornale non andava bene, anzi, mi hanno scritto che dovevo sentirmi fortunato che il pezzo fosse passato”.

Una Calabria distorta perché così veicolata dagli intellettuali e dai poteri forti, oltre che dai dati gonfiati sul fenomeno criminoso. “Bisognerebbe cercare – ha chiarito Cuzzola – di raccontare nei libri un’altra Calabria, che comunque esiste. La maggior parte degli studenti va fuori. Chi può e chi non può. Per noi questa è una sconfitta”.

La nuova generazione, quindi, senza alternative, costretta a scegliere tra partire per migliorarsi o restare con la consapevolezza che la nostra terra ci lascia ad un livello inferiore. “C’è uno strato di calabresi che contano – ha rimarcato Varano – che non ci crede più alla sua terra e la sfrutta, succhia per costruir prospettive di vita che vanno da altre parti. Quando si dice che il 27% della popolazione è legata al fenomeno della ‘ndrangheta stiamo dicendo una sciocchezza! E noi ci crediamo…Questo perché quel dato che è finito in un libro pagato dalla Regione Calabria del presidente Scopelliti distribuito in tutto il mondo, fa comodo a chi costruisce questa immagine dei calabresi, che ci guadagnano soldi, privilegi e carriera!”.

“Nel libro di Gianfrancesco Turano (Contrada Armacà, ndr) – ha dichiarato Veltri – c’è una frase che è il fulcro di tutto: ‘La chiave del successo della ‘ndrangheta è altrove. La forza della ‘ndrangheta è la politica’. La verità – ha concluso Veltri – è che ciascuno di noi non ha la consapevolezza che nel suo piccolo può fare qualcosa per innescare un cambiamento”.

Tra poteri forti, occulti, che si nascondono dietro a quei numeri che fanno comodo per trasferire una visione della Calabria sempre più abbandonata, c’è però il libro di Aldo Varano e Filippo Veltri, che cerca attraverso le pagine de “Il ponte“, contenute nel libro, di cui lo stesso è un pamphlet, di far vedere come la Calabria sa essere, nel suo degrado, diversa da ciò che viene raccontato quotidianamente.



 

(Foto di Antonio Sollazzo – Video di Valentino Barillà)

Tags: Aldo VaranoFilippo veltrindranghetaTabularasa 2014Una vil razza dannata?
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