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    Tabularasa 2014, Strillaerischia: ‘Il vero dramma del giornalismo è cinismo e indifferenza’

    Barbara Schiavulli, Toni Capuozzo, Domenico Quirico, Sandro Provvisionato, Simone Pieranni e Fausto Biloslavo. Questi i nomi dei professionisti dell’informazione che ieri sera hanno ricevuto il premio internazionale Strillaerischia, promosso dal quotidiano Strill.it, e assegnato a chi mette in gioco se stesso, al limite delle estreme conseguenze, pur di assolvere all’obbligo morale e deontologico della divulgazione delle notizie. La serata, condotta da Antonio Rossano, si è tenuta a Lipari, presso il Centro Studio Eoliano e si inserisce nell’ambito della rassegna Tabularasa, ideata da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti. Al centro degli interventi il giornalista, il suo ruolo e la sua professionalità. “A 24 anni ho aiutato una donna a partorire al check point – racconta Barbara Schiavulli -. Storie come queste, come quelle vissute a Gaza, in Afghanistan, in Iraq ti restano dentro. Nessuno pensa mai a diecimila militari italiani ai quali cambia la vita per sempre questa esperienza”. Storie differenti, storie che non sempre possono essere scritte sui giornali e “i libri – ha aggiunto Schiavulli – costituiscono, dunque, il sistema per raccontare tutte quelle storie che le dinamiche dei giornali triturano” e sulla differenza tra uomo e donna nel giornalismo di guerra Schiavulli ha sottolineato: “Un giornalista uomo fa solo più facilmente pipì nel deserto, altre differenze con le donne non ce ne sono…“. Con Toni Capuozzo si parla, invece, di “vecchio giornalismo”. “Sto sempre molto attento a dire che il vecchio giornalismo è quello buono, ma se mi chiedete la formula del mio giornalismo è l’artigianato. In tv devi avere un linguaggio che non deluda il telespettatore colto e regali comprensibilità a chi lo è meno. Tutti ricorriamo al consumo di massa ma poi ci fidiamo ancora delle persone, dei singoli. Bisogna rendere protagonisti i personaggi della vita quotidiana. Non è difficilissimo, certo è una sfida realizzare un lavoro giornalistico da artigiano, nel quale non sei tu il protagonista, ma le storie“. E sulla differenza tra il giornalista di guerra e quello che racconta i fatti del proprio territorio Capuozzo ha chiarito: “E’ piú difficile fare giornalismo nel posto in cui vivi tutti i giorni piuttosto che fare giornalismo con gli stand up da kabul…”. Della memoria e della storia del Paese, anche attraverso i nuovi mezzi di informazione, ha discusso Sandro Provvisionato “Passare dalla tv a internet per me è stato relativamente facile” un nuovo modo di fare informazione. “Questo Paese ha bisogno di memoria ed essa si crea raccontando anche il passato, non solo quello che succede oggi – ha evidenziato Provvisionato -. In misteri d’Italia approfondiamo la parte piú brutta del nostro Paese, la parte più misteriosa, vissuta drammaticamente e poi accantonata”. Una parte della serata è stata incentrata sulla storia di Domenico Quirico e il suo sequestro. “La mia vicenda personale, del mio sequestro è del tutto irrilevante rispetto a 160.000 morti in 5 anni in Siria nella indifferenza generale – ha detto Quirico -. Rischiare, come è capitato a me è la normalità perché è la presenza fisica che fa il giornalismo. La condivisione del rapporto tra questo giornalismo e il lettore è alla base del rapporto di commozione sugli eventi che genera il passaggio dalla conoscenza alla coscienza. Questo è l’atto giornalistico”. “Dopo 5 mesi – ha proseguito Quirico – il mio sequestratore mi ha detto: ‘tu ora torni alla tua vita, ad una vita di ricambio, mentre noi continuiamo a restare in questo inferno’. Non ho nessuna forma di riconoscenza per chi mi ha rubato 5 mesi della mia vita (la sindrome di stoccolma è una sciocchezza), ma l’inferno che vive questa gente da anni è un fatto innegabile”. E la guerra ritorna nell’intervento di Fausto Biloslavo: “Per raccontare le guerre ci vuole equidistanza. Nelle guerre dobbiamo evitare di innamorarci di una idea, di una parte; in Siria, ad esempio, il migliore ha la rogna, da una parte e dall’altra” e sulla famiglia ha aggiunto: “Per chi fa questo mestiere la famiglia è coinvolta sempre, ma lo si fa per passione, non ce lo ha ordinato il medico”. Simone Pieranni e la Cina, l’ultima parte della serata. “L’Italia non ha coscienza e volontà di provare a capire la Cina; fare giornalismo in Cina non mi crea rischi fisici concreti, ma ti trovi contro un muro. Bisogna invece proteggere le fonti perché loro si che la rischiano la vita… è, come diceva Capuozzo, un lavoro artigianale”.

    Dopo il premio, per Tabularasa Alone, il concerto del cantastorie Otello Profazio, che nei suoi spettacoli rielabora e reinterpreta molte canzoni della tradizione calabrese e meridionale e le poesie in lingua siciliana di Ignazio Buttitta.