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    Tabularasa 2014 – Speciale: Claudia Fusani racconta il caso Nicola Calipari

    “Non credo che riusciremo ad avere mai una verità su Nicola Calipari”. È drastica nella sua convinzione Claudia Fusani, caposervizio all’Unità, quando durante la serata dedicata a Nicola Calipari di Tabularasa ricostruisce minuto per minuto gli ultimi istanti di vita del funzionario del Sismi, rimasto ucciso in Iraq, durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, il 4 marzo del 2005. “Sono noti a tutti una serie di fatti molto gravi susseguitisi in quel periodo in Iraq. L’ultimo il rapimento di Luciana Sgrena. Calipari liberò la Sgrena. Di tutto questo erano informati i servizi segreti. Dopo la liberazione stavano percorrendo una strada fortemente a rischio. I funzionari americani sapevano tutto. Non proprio di preciso della liberazione, ma tutto ciò che c’era da sapere. C’era un posto di blocco, la macchina andava piano, stava rallentando, aveva seguito il protocollo. Ma una scarica di proiettili raggiunge l’auto. Calipari copre la Sgrena e muore”. Il racconto di Claudia Fusani ha un ritmo così intenso che sembra quasi di vedere le scene davanti agli occhi. “Dopo è stato spostato tutto. Non si sa nulla e non si può ricostruire la scena del delitto. Italia e Stati Uniti arrivano a due diverse versioni. C’è un capo d’accusa di omicidio, ma gli italiani non hanno potuto procedere per mancanza di giurisdizione. Io – continua la giornalista –  ho sempre pensato che non si sia trattato di un errore. Calipari è stato ucciso da fuoco amico e forse volontario”. Ne è convinta Fusani che continua: “Il Govermo italiano voleva salvare i suoi ostaggi, ma la linea degli Usa e dell’Inghilterra, era opposta. Io temo che il nostro servizio segreto italiano fosse diviso tra una frangia che sottostava a quello che erano gli ordini degli Usa ed una più indipendente di cui faceva parte Calipari che era fortemente impegnato a liberare gli ostaggi. Di lui poi – conclude Fusani – non si è più parlato e la sua società d’origine non lo ricorda. Un comodo silenzio”.

    (Cla.Va.)