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    Tabularasa 2014: Pietro Ciucci, presidente Anas, a confronto con la Calabria sulla A3

    di Clara Varano – “Da 10 anni stiamo cercando di costruire una nuova strada”. La strada di cui si parla è la A3, la Salerno Reggio Calabria, e a discuterne con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti è proprio Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, ospite ieri a Tabularasa. La serata ha coinvolto non solo gli ospiti, tra cui anche Claudio Giua, direttore dello sviluppo e innovazione del gruppo editoriale de L’Espresso, Daniele Erminio Protti, giornalista e docente universitario di Sociologia alla facoltà di Urbino, e Marco Giovannelli, direttore di Varese News, ma anche il pubblico. Parlare di A3 in Calabria è normale che scaldi gli animi  e questo è stato evidente dal clima acceso che ha caratterizzato l’incontro. “Il vero problema -ha sottolineato Ciucci – è che sulla A3, si è fatta una cattiva informazione. Si parla del vecchio progetto, ma in realtà da quando è stato deciso l’ammodernamento il progetto è stato ultimato”. Torna anche sulla storia della A3, Ciucci: “Le motivazioni che hanno portato al progetto iniziale non le conosco, per noi sarebbe stato più facile avere una variante verso il mare, ma so che la decisione di mantenerlo invariato nel percorso è dipesa da un discorso di tipo ambientale e di risparmio”. Dopo i primi interventi, viene data la possibilità ai numerosi presenti di manifestare la propria opinione e di confrontarsi con il presidente Ciucci. Il primo ad intervenire è l’ex sindaco di Santa Eufemia di Aspromonte, Enzo Saccà: “Il presidente Ciucci viste le decisioni prese ce l’ha con l’Aspromonte? Sono stati chiusi svincoli molto trafficati, lasciando aperti svincoli di servizio. La logica qual è? Sono state demolite aree di servizio ultimate… Se qualcuno ha sbagliato dovrà rispondere in primis l’Anas”. “L’azienda deve iniziare a fare i conti con le necessità dei cittadini – Filippo Diano parla di Pellaro e della pericolosità dell’attraversamento di quel tratto di autostrada allo svincolo di Mortara -. È un progetto folle”. Ciucci risponde alle domande ed alle provocazioni e dichiara: “Alcune di queste considerazioni mi lasciano perplesso. Definire la Sa-Rc il bancomat della mafia è assurdo. Noi non abbiamo nulla a che fare con loro. I tempi di questa autostrada sono migliori di molti altri. 350 km in 10 anni non sono tanti. Forse dovreste informarvi… – la platea non concorda -. Se volete vedere i consuntivi basta prendere la copia dei nostri documenti. È tutto provato”. E  su Campo Calabro ha sottolineato: “Gli accordi erano di fermarsi a Campo Calabro e da lì in poi fare una messa in aicurezza. Acvordi con sindaco e prefetto. Quando sarà chiuso il cantiere dell’ultima galleria allora inizieremo a mettere mano a Campo Calabro fino a Reggio Calabria. Non possiamo discutere del 10% a fronte di un 90% ultimato come annunciato. Si parla della realizzazione dei tratti appaltati e di quelli con progetti finiti. Per il resto non dipende da noi…”. Una serata in cui è stato “celebrato un altissimo momento di democrazia” ha dichiarato Giusva Branca. “Nonostante i toni – ha proseguito l’organizzatore di Tabularsa – il confronto in pubblica piazza con i territori è stato un traguardo importante. L’anima è il pathos ci sono ed è giusto che vengano manifestati”. “L’Anas – ha concluso il presidente dell’Anas – non voleva certo creare dei disagi. Una volta creati, al di là delle nostre volontà, si cerca di rimediare con degli indennizzi. Ripariamo agli errori come possiamo”. I toni sopra le righe quando si affronta una ferita così radicata, profonda, antica, ma ancora aperta sono all’ordine del giorno, il confronto, però, è stato un momento cercato, certamente nella consapevolezza di Anas e dello stesso presidente. Resta, però, che la Calabria è stata fin troppo maltrattata anche dai calabresi e forse ci vuole un pizzico di attenzione in più…

    (Foto di Antonio Sollazzo)