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    ‘Le braccia avvolte attorno alle ginocchia’, gli sbarchi visti con gli occhi del Nord

    Immigrati, “Mare Nostrum”, parole alle quali il popolo calabrese, il popolo del Sud è avvezzo. Bambini che piangono, uomini adulti in lacrime, donne aggrappate alle braccia dei loro compagni, forze dell’ordine con le mascherine, per i reporter meridionali sono scene così tanto viste che si è formata una corazza. Quel cinismo tipico di chi sta al fronte e non vede più le storie dietro ai volti, ma solo i numeri: l’ennesimo sbarco, la solita cronaca, una nuova levataccia. Il nostro punto di osservazione, però è quello del cronista indifferente. Se, però, proviamo a cambiare punto di vista la storia è ben diversa. Strill.it, in questi giorni sta crescendo con un’esperienza professionale full immersion all’interno della città con i colleghi di VareseNews, per i quali assistere ad uno sbarco non è un’esperienza da annoverare fra quelle “ordinarie”. L’effetto è immediatamente palpabile se si evince dall’intenso articolo pubblicato sulle pagine del quotidiano online lombardo che riportiamo integralmente.

    “La Nave Vega della Marina militare è un pattugliatore ultimato nel marzo del 1991; ha il distintivo ottico “P 404”, ben visibile in bianco al di sopra della linea di galleggiamento sui fianchi grigi. Inizialmente è stata utilizzata per operazioni antinquinamento nel Mar Ligure e Mar Tirreno, poi per operazioni umanitarie come quella di stamattina al porto di Reggio Calabria, con più di 500 migranti recuperati nel mar Mediterraneo e sbarcati in modo “programmato”, ovvero secondo tempi e procedure stabilite nei giorni precedenti.
    Il Ministero dell’Interno, con l’operazione “Mare nostrum”, decide la città presso la quale effettuare lo sbarco e coordinandosi con la Prefettura locale predispone i presidi medici e di ordine pubblico.
    Questa mattina al porto di Reggio Calabria era palpabile la tensione dell’attesa degli operatori, dei volontari della Protezione Civile e degli Scout e delle forze dell’ordine. Grandi nuvoloni bianchi e grigio scuro incombevano sul tratto di mare dello Stretto rovesciando pioggia, a chiazze, nelle vicinanze della costa siciliana.
    Inizialmente l’arrivo era previsto alla 7 ma alla fine la nave è giunta al porto per le 10. Assistere a una procedura di sbarco è un momento denso fatto di immagini potenti. L’area portuale attorno alla nave attraccata si distacca dagli altri elementi della zona del porto: è come se una bolla escludesse ciò che sta dentro – le persone in tensione pronte ad avviare i meccanismi procedurali di assistenza, con i carabinieri e i volontari – dal resto delle dinamiche della città retrostante, il treno che passa, il traffico rumoroso che confluisce verso il centro. (Continua qui la lettura…)