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    Reggio, questore Longo: ”C’è da fare ancora moltissimo per una legalità accettabile”

    “Rivolgo un doveroso e sincero saluto, ringraziandoli per la partecipazione, alle Autorità religiose, civili e militari presenti, nonché alle donne e agli uomini della Polizia di Stato”. E’ quanto il questore di Reggio Calabria, Guido Longo, ha dichiarato durante la festa della Polizia di Stato.
    “C’e ancora da fare moltissimo per attestarsi su uno step di legalità quantomeno accettabile – ha proseguito Longo -. Del resto, le ormai diuturne notizie riportanti fenomeni di ruberie del pubblico denaro, di diffusa corruzione a tutti i livelli, di scambi di preferenze elettorali, di rabbioso odio sociale non disgiunto da pericolosi contatti con organizzazioni mafiose o terroristiche, la dicono, purtroppo, assai lunga sulla persistenza dell’humus sociale e culturale dove, inevitabilmente, germogliano i devastanti semi delle più aggressive ed agguerrite organizzazioni criminali. A ciò aggiungasi, come effetto moltiplicatore, la persistenza di una consistente crisi economica di dimensione mondiale e che in atto caratterizza il nostro paese ed in particolare il nostro territorio. In tale preoccupante scenario, ritengo assolutamente necessario fare ricorso a principi etici improntati individualmente alla onestà, alla solidarietà, alla correttezza, al rispetto delle regole e soprattutto, al rispetto degli altri. Non si può e non si deve avere paura del rispetto delle regole che, poi, non è altro se non il contenuto del termine carico di pregnante significato civile e sociale: “legalità”. Essa deve essere intesa quale valore etico assoluto che deve entrare in pieno non solo nella deontologia di determinate categorie professionali che operano nel sociale ma nello stile di vita di ogni cittadino. Nelle porzioni di territorio in cui sono presenti mafia, ‘ndrangheta e camorra esistono due forme di stato, ovvero l ‘antistato e lo stato. L’una intrisa di illegalità, della prevalenza dei pochi sui molti, delle illecite locupletazioni e nefandezze di ogni genere, l’ altra costituita da regole di corretta convivenza in cui prevalgono, tra di loro, la democrazia, il lavoro, la libertà in tutte le sue manifestazioni e la libera concorrenza. Esse procedono parallele e divergono profondamente nelle finalità. Non sono società di servizi che operano a favore della collettività, come qualcuno potrebbe pensare, bensì associazioni di mutuo soccorso che agiscono, a spese della società civile, solo a vantaggio dei loro membri. Tutti conoscono queste antitetiche strutture, sono al corrente delle loro regole e delle finalità che perseguono. A me sembra che in atto, nel nostro paese, talvolta, ottenga più consensi la prima che la seconda, causando già cospicui danni in termine di prospettive future. Sono indotto a tali considerazioni visto che, il più delle volte, non vengono apprezzate le serie iniziative tese a ridimensionare l’antistato. Anzi, non si perde occasione per delegittimare chi si impegna quotidianamente, in silenzio ed al prezzo di sacrifici a volte disumani, per contrastarlo in modo adeguato. Addirittura, in taluni casi, si sono registrate, significative convergenze tra le due strutture, creando pericolose commistioni devianti e deviate. E’ assolutamente necessario cambiare rotta. Non è possibile essere compiacenti, conniventi, o peggio ancora complici di esso. Per altro, parlare di ‘ndrangheta, mafia e camorra, cercando di trovare le soluzioni più appropriate per il loro contrasto, non vuol dire affossare gli splendidi territori su cui insitono e le loro eccellenze quanto, invece, progettarne un futuro decisamente migliore. Non è possibile essere ambivalenti nel diuturno contrasto alle mafie. In questi ambiti bisogna superare tentennamenti ed esitazioni. Non c’è posto per chi fa finta di non vedere o, peggio ancora usa strumenti antimafia per fini strettamente personali. Assumere tali pericolosi atteggiamenti significa solo essere complici di esse. E’, invece, doveroso contrapporsi con tutte le proprie forze. E’ indispensabile che questo tipo di inversione di tendenza, oltre che individuale, assuma una dimensione collettiva con grande sforzo della cosiddetta “società civile”. Bisogna creare una vera e propria rete di consenso sfruttando anche quelle forme di spontaneo associazionismo, laico e religioso, che nel nostro paese il più delle volte, sono state il collante per il raggiungimento di importanti obiettivi determinanti la sua crescita. Troppe volte si sottovaluta il consenso che, invece, è elemento fondante per il contrasto alla diffusa illegalità. Per ottenerlo bisogna offrire, a tutti i livelli, nel quotidiano, modelli comportamentali adeguati anche al costo di terribili sacrifici sul piano personale e professionale. E’ indispensabile lasciare da parte i propri tornaconti personali per essere al servizio della comunità. In tale contesto, non c’è chi non veda l’importanza che in uno stato di diritto ed in una società civile la scuola assume sul piano della formazione delle coscienze che devono essere orientate verso la formazione di una autentica cultura antimafiosa. Ben vengano tutte quelle progettualità indirizzate al potenziamento culturale e, quindi, alla educazione alla legalità. In quest’ottica, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte fino in fondo, lasciando da parte pregiudizi, condizionamenti o remore di qualsivoglia genere. Solo in tal modo si alimenta nel quotidiano la speranza di raggiungere una realtà in cui non si eliminerà più chi fa il proprio dovere, chi si batte per giuste cause, chi non paga la mazzetta, chi testimonia, chi ha la sola colpa di aver amato e chi ha detto troppo. Come diceva il Giudice Falcone “Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita nello scranno di ogni appartenente ai pubblici apparati”, unitamente all’altra massima “Obliti Privatorum – Pubblica Curate” tanto cara ai nostri avi.
    Detto ciò, verrà di seguito esplicato un rapido consuntivo dell’attività che la Polizia di Stato ha portato a termine in questa Provincia nell’ultimo anno, non prima di enunciare, concordando con la locale Direzione Distrettuale Antimafia, le linee strategiche che l’hanno guidata e la guideranno in prosieguo:
    Attività tese a disarticolare le storiche cosche ‘ndranghetistiche insistenti nelle città ed in provincia, autentiche dinastie, con cattura dei capi latitanti e con approfondite indagini sulla loro attuale composizione e sulle loro prioritarie attività illecite con particolare riguardo al traffico delle sostanze stupefacenti, alle estorsioni ed alle distorte acquisizioni di appalti e subappalti.
    Attività investigative tese ad individuare esponenti delle varie categorie sociali, a volte collegati con ambienti massonici, che, pur non essendo degli affiliati in senso stretto alla ‘ndrangheta, tuttavia forniscono alla criminalità organizzata supporti e appoggi per cospicue illecite locupletazioni o garanzie di impunità.
    Attività finalizzate all’aggressione dei patrimoni illeciti che costituiscono l’elemento base della vera forza della ‘ndrangheta..
    Attività di controllo integrato del territorio, secondo quanto disposto dal Sig. Ministro dell’Interno, con coinvolgimento di tutte le Forze di Polizia nazionali e locali allo scopo di costituire una più efficace azione di contrasto alla criminalità, fornendo così una risposta immediata al cittadino in tema di sicurezza sia su un piano di criminalità diffusa che su un versante di destrutturazione e perseguimento delle interconnessioni con la criminalità organizzata che in esse trova terreno di coltura e trae energie per riorganizzarsi”.