di Angela Panzera – Non sono riuscite a trattenere le proprie emozioni. Urla e lacrime non appena il sostituto procuratore antimafia Alessandra Cerreti ha conclusole richieste di condanna nei confronti dei presunti appartenenti alla potente cosca Pesce operante a Rosarno e territori limitrofi. Le imputate infatti, e le numerose donne presenti fra il pubblico, non hanno sopportatato gli oltre duecento anni di carcere invocati dal magistrato nell’ambito del processo “Califfo”.
Al Tribunale di Palmi, il pm ha chiesto la condanna a 27 anni di reclusione per Giuseppe Pesce e 14 anni per la moglie Ilenia Bellocco; 16 anni per Danilo D’Amico e Biagio Delmiro; 18 anni ciascuno per Domenico Fortugno, Saverio Marafioti e Rocco Messina; 16 anni per Francescantonio Muzzupappa, 17 anni per Giuseppe Rao, 18 anni per Domenico Sibio e 16 anni per Francesco Antonio Tocco. Questi soggetti sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso e nello specifico di appartenere alla cosca Pesce. Accusati invece, di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose Maria Rosa Angilletta, Maria Carmela D’Agostino, Giuseppe Fabrizio, Demetrio Fortugno e Maria Grazia Spadaro. Per loro il sostituo Cerreti ha chiesto la condanna a 4 anni di carcere.
Il processo “Califfo”, compiuto attraverso le risultanze investigative dei Carabinieri reggini su coordinamento delal D.D.A, è nato dal ritrovamento del famoso“ pizzino” in cui Francesco Pesce alias “Testuni”, recentemente condannato a 14 anni di reclusione dalla Corte d’Appello reggina, avrebbe cercato di far arrivare all’esterno il giorno della sua cattura avvenuta nell’agosto del 2011. Il tempo era poco, a breve dall’istituto penitenziario di Palmi, lo avrebbero trasferito in un carcere di massima sicurezza e messo in regime di 41 bis. Quattro erano i comandi che si dovevano impartire urgentemente. Quella quindi, per la Procura antimafia, è l’ultima occasione per comunicare al riparo dai controlli, per impartire regole e indicare il cammino a chi, della cosca Pesce, è rimasto fuori. Nella prima direttiva, sempre secondo gli inquirenti, passava il comando della cosca al fratello Giuseppe, unico maschio della famiglia in quel periodo libero: “fiore per mio fratello”. I “fiori” non sono nè gardenie nè margherite, sarebbero doti di ‘ndrangheta. Al fratello, Ciccio Pesce avrebbe affiancato sei soggetti che per la D.D.A. sarebbero Rocco Messina, Francescantonio Muzzupappa, Francesco Antonio Tocco, Danilo D’Amico, tutti imputati in questo processo, e Giuseppe Alviano “u rospu”, già condannato per questi fatti dal gup reggino a 9 anni e 4 mesi di carcere. La seconda direttiva contenuta nel biglietto riguarderebbe la consegna di una somma di denaro che, secondo gli investigatori, Biagio Delmiro, odierno imputato, avrebbe dovuto consegnare ad una donna. Questa cifra l’avrebbe dovuta stornare da una società riconducibile a Domenico Fortugno, odierno imputato. La mancata indicazione della cifra, per gli inquirenti, sarebbe la conferma che il versamento di denaro era prestabilito e continuo nel tempo. Col terzo punto del pizzino, “Testuni” avrebbe disposto l’affiliazione alla ‘ndrangheta per un soggetto; alla fine del messaggio invece, avrebbe stabilito una cospicua somma da destinare alla sua famiglia e questo compito avrebbero dovuto svolgerlo Giuseppe Rao e a Saverio Marafioti, entrambi imputati. Il biglietto, consegnato al compagno di cella, però non arriva ai soggetti nominati o alla famiglia Pesce. Arriva alla Procura antimafia.
Sulla veridicità del pizzino ci sarà anche importante riscontro ossia l’intercettazione ambientale in cui nell’ottobre 2001 l’imputato Saverio Marafioti dirà: “a quel cazzone gli hanno trovato un biglietto[…] Arresteranno a tutti a Rosarno! Associazione!.” In effetti Marafioti non si era sbagliato. Tra l’operazione “All inside”; compiuta dalla stesso pm Cerreti e dalal collega Pantano, e “Califfo” infatti, il clan Pesce ha subito numerossissimi colpi fra decine e decine di anni di carcere e sigilli a beni per diversi milioni di euro. La sentenza di questo processo è prevista entro la fine della prossima settimana.





