STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
mercoledì, Aprile 22, 2026
strill.it
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
strill.it
No Result
View All Result
Home CITTA

‘’Erinni’’, 20 fermi per la cosca Mazzagatti –Polimeni – Bonarrigo: Fatta luce su cinque omicidi del 2012

22 Agosto 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 6 minuti
0

erinni
di Claudio Labate –
Un durissimo colpo al locale di ‘ndrangheta di Oppido Mamertina è stato inferto sin dalle prime luci

dell’alba dai Carabinieri di Reggio Calabria che in collaborazione con quelli di Roma e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 20 persone (di cui un minorenne) accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso in omicidio, in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine, in sequestro di persona, in intestazione fittizia di beni, in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti e in ricettazione.

E la scelta della Dda reggina di disporre il fermo degli indagati è stata dettata dall’acquisizione, durante l’attività d’indagine, di elementi specifici, in ordine alla sussistenza del pericolo di fuga, essendo state captate diverse conversazioni dalle quali è emerso che gli indagati non solo avevano consapevolezza dell’esistenza di un’attività di indagine a loro carico, ma avevano anche la possibilità di procurarsi continue informazioni sullo stato dell’indagine e sull’eventuale emissione di provvedimenti restrittivi, in alcuni casi valutando se darsi o meno alla fuga.

L’odierna operazione – a cui è stato affidato il nome di ‘’Erinni’’ (che nella tradizione mitologica impersonano la vendetta) – ha visto l’impiego di 300 carabinieri dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Roma e Catanzaro, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri, ed ha preso le mosse dalle indagini, avviate nel dicembre 2011 nell’ambito delle ricerche dell’allora latitante Domenico Polimeni, sviluppandosi poi in maniera più ampia a seguito dei diversi omicidi susseguitisi nel territorio di Oppido Mamertina nel 2012. A partire da quello di Domenico Bonarrigo avvenuto il 3 marzo del 2012, a cui seguirono, appena dieci giorni dopo, gli omicidi per motivi di vendetta di Vincenzo Ferraro, Francesco Raccosta e Carmine Putrino. Con l’uccisione di Vincenzo Raccosta, avvenuto il 10 maggio del 2012, a chiudere il cerchio sull’omicidio Bonarrigo.

Ed è stata proprio la sequenza di omicidi a convincere gli inquirenti dell’esistenza di un locale di ‘ndrangheta a Oppido Mamertina, di cui fanno parte le cosche dei Mazzagatti – Polimeni – Bonarrigo e Ferraro – Raccosta, individuando il capo indiscusso in Rocco Mazzagatti, deputato a conferire cariche e a decretare nuovi ingressi nella ‘ndrangheta, e il ‘’mastro di giornata’’ in Nino De Pasquale. La ‘’locale’’ imponeva la propria legge non solo sul territorio di competenza, ma anche oltre i confini provinciali e regionali, in particolare nel catanzarese e nel Lazio.

Un’organizzazione criminale, insomma, per nulla improvvisata che secondo gli inquirenti intratteneva stabili rapporti criminali con altre “locali” di ‘ndrangheta, quali quella di Sinopoli, San Luca e Platì, nonché con le cosche del vibonese, del crotonese e del catanzarese. D’altra parte oltre ad esercitare un potere opprimente sul territorio di riferimento, la locale di Oppido si è dimostrata molto proiettata agli investimenti e con tendenza a progetti economici fuori provincia, resi possibili grazie anche all’azione di Rocco Mazzagatti che, trasferendo la propria residenza nella provincia di Catanzaro, aveva dislocato uomini e mezzi anche su quel territorio.

Grazie al supporto del sodale Domenico Scarfone, referente per gli investimenti dell’organizzazione criminale su Roma, dove poteva contare su amicizie con avvocati e soggetti gravitanti nell’orbita delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari, le mire espansionistiche nel settore economico-finanziario della cosca Mazzagatti confluivano nel Lazio, con la finalità di trarre vantaggio dagli incanti pubblici, con l’aggiudicazione di beni che venivano intestati fittiziamente a terzi.

Non a caso contestualmente all’esecuzione del provvedimento di fermo, si è dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, di 14 imprese (quote sociali, annesso patrimonio aziendale e conti correnti), 88 immobili, 12 beni mobili e 144 Rapporti Bancari e Prodotti Finanziari, per un valore complessivo di circa 70 milioni di Euro, ma in realtà ancora da quantificare in maniera definitiva.

La conferenza stampa

I dettagli dell’operazione ‘’Erinni’’ sono stati svelati nel corso della conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Insieme al Procuratore Capo Federico Cafiero De Raho, al Comandante Lorenzo Falferi e al Procuratore della repubblica per i minorenni Carlo Macrì, anche il maggiore Michele Miulli (Nucleo Investigativo) il Capitano Angelo Zizzi (Squadrone Eliportato), il Capitano Maurizio De Angelis (Comandante Compagnia di Palmi) e il Tenente Gianluca Valerio (Comando Reparto operativo). Se De Raho ha sottolineato ancora una volta la sinergia esistente e vincente con la Procura dei minori, sottolineando come il livello di età criminale si abbassa probabilmente perché laddove c’è incidenza criminale il gruppo dei minori viene invitato a partecipare, Macrì dipinge la figura del minore arrestato come un ragazzo che a differenza di altri casi non rivestiva un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione, benchè lo stesso fosse già noto per avere diversi altri procedimenti pendenti.

È invece il Maggiore Miulli a rappresentare la rilevanza strategica nel mandamento tirrenico della locale di Oppido Mamertina, la cui figura centrale è il capo Rocco Mazzagatti, personaggio autorevole non solo nel contesto territoriale in cui opera, che svolge funzione di rappresentanza insieme al ‘’Crimine’’ della Provincia di Reggio curando gli interessi anche della provincia di Catanzaro e più in generale del mandamento tirrenico. La sua figura, viene ricordato a più riprese, si afferma quando prende il posto del padre divenuto ormai anziano, ma era già emersa in altre indagini: Si parla di lui nell’indagine ‘’Infinito’’ di Milano per la nomina dei vertici della locale di Bresso; se ne parla anche nelle indagini ‘’Crimine’’ e nell’indagine ‘’Reale’’, quando va a fare visita a Pelle con esponenti della cosca Alvaro. ‘’Siamo difronte sicuramente ad un esponente apicale’’ ripete Miulli che sottolinea l’abilità di sapersi sottrarre alle indagini e occultare il proprio patrimonio, che lo porta ad essere critico nei confronti di altri esponenti come gli Alvaro che si sono fatti sequestrare il Cafè de Paris a Roma, o delle cosche del catanzarese e del crotonese. Fa investimenti fuori regione, soprattutto a Roma, dove alcuni sodali si sono trasferiti da tempo

‘’Mazzagatti – aggiunge De Raho – si era spostato negli ultimi tempi a Catanzaro stringendo rapporti assidui con le cosche di Crotone e Vibo, su cui si sta ancora indagando. Le informazioni di cui disponeva risultano da una serie di intercettazioni in cui si parlava di indagini in corso, ma la fonte non è stata trovata’’.

La lunga scia di sangue: Marzo – Maggio 2012

Nel corso del 2012 (precisamente tra marzo e maggio) ad Oppido Mamertina venivano perpetrati cinque omicidi (quelli di Bonarrigo Domenico, Ferraro Vincenzo, Raccosta Vincenzo, Raccosta Francesco e Putrino Carmine), che coinvolgevano entrambe le fazioni storicamente operanti sul territorio, i Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta. Non si è trattato però, secondo gli inquirenti, di una vera e propria faida, ma ‘’solo’’ di una fibrillazione registrata all’interno della locale di Oppido Mamertina da parte di una cosca, quella Ferraro-Raccosta, immediatamente sopita da parte del gruppo ‘ndranghetista egemone, quello facente capo ai Mazzagatti, intenzionato a non abdicare il proprio maggiore potere mafioso conquistato negli anni della guerra. La complessiva attività investigativa condotta sugli omicidi dell’anno 2012, registratisi ad Oppido Mamertina, in sintesi, ha consentito di ricostruire gli scenari e acquisire elementi ritenuti gravemente indiziari circa: l’omicidio di Domenico Bonarrigo avvenuto il 3 marzo del 2012 fu compiuto da Francesco raccosta, Vincenzo Ferraro e Vincenzo Raccosta. Il vertice della cosca Mazzagatti – Bonarrigo – Polimeni decise successivamente di eliminare i tre responsabili di quell’omicidio, unitamente a Carmine Putrino la cui unica colpa era quella di essere il cognato di Francesco Raccosta e genero di Vincenzo. Gli ommicidi, secondo gli inquirenti sono stati eseguiti da Simone Pepe, ‘’figlioccio’’ di Domenico Bonarrigo: Vincenzo Ferraro fu eliminato nella mattinata del 13 marzo 2012, in località Rocca, a soli 11 giorni dalla morte di Vincenzo Bonarrigo, perché ritenuto il “mandante” del suo omicidio. Dall’attività investigativa effettuata, è emerso che l’autore materiale dell’omicidio sarebbe stato Pepe, coadiuvato da altro soggetto allo stato non identificato. In relazione alla scomparsa di Francesco Raccosta e Carmine Putrino, dalla complessiva attività di indagine effettuata, é emerso che si sarebbe trattato di un di duplice omicidio e non di scomparsa da allontanamento volontario e che gli autori di quel crimine – che si connoterà per la spietatezza e massima efferatezza, atteso che Francesco Raccosta sarebbe andato in pasto ai maiali quando era ancora vivo – sarebbero intranei alla cosca Mazzagatti-Bonarrigo-Polimeni.

L’omicidio di Francesco Raccosta e Carmine Putrino sarebbe stato perpetrato, in concorso morale e materiale tra loro, da Simone Pepe, Rocco Mazzagatti, Domenico Scarfone, Pasquale Rustico ed altri  allo stato non identificati, con l’“autorizzazione” e l’ausilio fattivo, e pertanto con il concorso morale e materiale del capo della cosca Ferraro-Raccosta, Giuseppe Ferraro che “consegnò” i suoi uomini, fornendo preziose indicazioni per farli trovare dagli avversari, quale “condizione” per la cessazione delle ostilità con la ‘ndrina dei Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo, scaturite dall’uccisione di Domenico Bonarrigo.

L’ultimo omicidio, quello di Vincenzo Raccosta, sarebbe stato perpetrato da Simone Pepe, supportato dal cugino Valerio.

Post precedente

Reggio: nuove opere presepiali nella mostra personale di Vincenzo Papalia

Post successivo

Reggio: un cavo elettrico scoperto, Terreti al buio da tre giorni

Post successivo

Reggio: un cavo elettrico scoperto, Terreti al buio da tre giorni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it