
di Claudio Labate – Dovevano compilare un semplice e rituale verbale di accertamento relativo ad una ispezione all’interno di un bar di San Ferdinando.
Ma hanno pensato bene di redigerlo in maniera falsa. Per evitare di annotare che il proprietario di fatto di quell’esercizio commerciale era Domenico Bellocco che aveva fittiziamente intestato il bar ad una donna, Aneta Brewczynska, al fine di eludere le vigenti normative in materia di misure di prevenzione patrimoniale. È questo il cuore dell’operazione ‘’Tramonto 2’’che ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone (tra cui il comandante e un agente della Polizia municipale di San Ferdinando), ritenute appartenenti e contigue alla cosca Bellocco. Gli arrestati rispondono al nome di Aurora Spanò, in atto detenuta, ritenuta unitamente al marito Giulio Bellocco a capo della cosca; Antonio Bellocco (cl. ’88), detto Totò, anch’egli in atto detenuto; Domenico Bellocco (’81), in atto detenuto; Aneta Brewczynska (’75), polacca compagna di Domenico Bellocco; Giuseppe Stucci (’54), detto Vito, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando e Giuseppe Spanò (’69), detto Pino, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di Aurora Spanò). Gli arrestati sono accusati a vario titolo di estorsione continuata, concorso in intestazione fittizia di beni, concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, concorso in favoreggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso.
A darne notizia, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, il Comandante Lorenzo Falferi, il Procuratore Capo Federico Cafiero De Raho e il Procuratore aggiunto Michele Prestipino, che hanno spiegato come l’operazione odierna è da considerarsi l’ennesima “continuazione investigativa” compiuta dai Carabinieri coordinati dalla Procura Distrettuale nei confronti della cosca Bellocco, operante sui territori di Rosarno e San Ferdinando. In effetti l’attività di indagine, avviata a febbraio 2012, rientra in una più ampia manovra investigativa dell’arma che il 28 marzo scorso aveva portato all’arresto di altre 7 persone e al sequestro di beni immobili per un importo di circa 800 mila euro.
Particolarmente soddisfatto il Procuratore Cafiero De Raho che nel sottolineare la forte collusione anche con coloro che dovrebbero operare per l’affermazione della legalità e il rispetto delle regole, rimarca come ‘’l’attività sviluppata dai carabinieri ha portato a risultato importante perché credo che estirpare dal territorio personaggi che dovrebbero affermare legalità è un fatto significativo: cioè quello di individuare le mele marce, la politica collusa e tutti gli aspetti che hanno rovinato questa terra’’. Da parte sua, l’aggiunto Prestipino ripete come un mantra che i soli arresti non bastano, e che bisogna colpire i loro patrimoni. Nell’evidenziare il ruolo chiave della Compagnia di Gioia Tauro, Prestipino ricorda come l’operazione è stata agevolata e coperta dalla condotta di ausilio da parte di due persone estranee alla cosca ma che hanno agito, senza un corrispettivo economico, per favorire gli interessi economici criminali dei Bellocco: ‘’ Le mafie – sottolinea – senza zona grigia diventano semplici bande criminali. In tal senso va notato come uno dei due vigili è parente di Aurora Spanò,che sa che i Bellocco non possono avere beni intestati, e in questo senso, in piena consapevolezza degli arrestati, si fa aiutare dal comandante’’.
L’attività investigativa
Il bar ‘’Blue marine’’ infatti era stato chiuso il 29 gennaio 2013, a seguito dell’arresto per altra causa del precedente titolare, Giuseppe Cotroneo, con tanto di provvedimento di chiusura firmato dal comandante della Polizia municipale di San Ferdinando, Vito Stucci. L’esercizio commerciale fu poi rilevato da Domenico Bellocco che lo riaprì il successivo 24 febbraio, intestandolo alla Brewczynska. La riapertura del bar è stata ovviamente notata dai Carabinieri di San Ferdinando che hanno chiesto spiegazioni in merito al Comandante Stucci (da 32 anni in servizio), il quale riferì che era tutto in regola. Allarmato dalle domande dei carabinieri il Comandante Stucci, lo stesso pomeriggio, insieme all’agente Spanò, compilò alcuni verbali amministrativi a carico della titolare del bar, attestandone falsamente la presenza all’interno del locale pur sapendo che di fatto il bar era di proprietà di Domenico Bellocco.
Saranno le indagini avviate dai carabinieri, con intercettazioni e appostamenti, a dimostrare che i due vigili intendevano favorire gli arrestati affinchè i militari dell’Arma non scoprissero la fittizia intestazione del locale.
Va poi aggiunto che Aurora Spanò, Domenico e Antonio Belloccorisultano indagati per il reato di estorsione aggravata per aver consumato, in diverse occasioni, pranzi e cene senza disdegnare di organizzare un banchetto vero e proprio dell’importo di 2860 euro, presso un noto ristorante di san Ferdinando (‘’La rosa dei venti’’), costringendo poi il titolare, attraverso intimidazioni e minacce, a non pretenderne il pagamento.





