di Claudio Cordova – Il magistrato c’è, il maresciallo della Guardia di Finanza pure, non mancano l’avvocato e il medico e, ovviamente, i politici. Un elenco piuttosto variegato quello dei nomi delle persone
spesate dalle cosche Lampada e Valle o, comunque, beneficiari di somme di denaro sottoforma di pagamenti di soggiorno in alberghi, viaggi, cene. Il Gip di Milano Giuseppe Gennari firma l’ordinanza di custodia cautelare che conduce in manette personaggi come il giudice Vincenzo Giglio, ma anche il consigliere regionale della Calabria, Franco Morelli, ed è sicuro che tali accorgimenti abbiano determinato “una condizione di subalternità e di ricattabilità di appartenenti alle istituzioni, ricevendone in cambio, all’occorrenza, favori e notizie riservate”. Tante categorie rappresentate, tutte riconducibili, però, a quella “zona grigia” su cui, da tanto tempo ormai, la ‘ndrangheta punta molto.
Tra i soggetti, dunque, che avrebbero beneficiato del denaro dei Valle-Lampada il maresciallo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, tratto in arresto oggi, ma anche il giudice Giancarlo Giusti, che avrebbe usufruito di nove soggiorni milanesi pagati (per un totale di 27mila euro), con tanto di prostitute in stanza (anche quelle pagate dai Lampada-Valle). Tanti i soggiorni pagati anche al medico Vincenzo Giglio, cugino omonimo del magistrato della Sezione Misure di Prevenzione: entrambi tratti in arresto dagli agenti della Squadra Mobile. Solo la famiglia Giglio avrebbe usufruito di ottantanove viaggi, per un totale che si aggira sui ventimila euro di spese. Sul conto delle due cosche “milanesi”, anche i soggiorni di Giuseppe Alati (candidato al consiglio comunale di Reggio Calabria nel 2007) e Franco Morelli, il consigliere regionale arrestato nell’operazione della Dda di Milano. Soggiorni che si aggiungono ai voli pagati per raggiungere Milano.
Una famiglia, quella dei Valle-Lampada, assai vicina, dunque, ad ambienti politici e delle professioni, come testimonierebbe anche l’organizzazione di eventi a cui partecipano personaggi come Giuseppe Chiaravalloti, Vicepresidente Autorità garante per la protezione dei dati personali, e l’onorevole Antonio Buonfiglio.