
prostitute straniere, procacciate al magistrato dai boss di ‘ndrangheta. Si è parlato della sua frase, altrettanto grave: “Dovevo fare il mafioso, non il giudice”. Frasi e circostanze agghiaccianti, a prescindere da dal corso che prenderà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, la giustizia.
Un ulteriore passaggio, però, è da dedicare su una vicenda oscura, su cui lo stesso Gip Giuseppe Gennari afferma la necessità di un serio approfondimento. Nel luglio 2009 Giusti racconta a Giulio Lampada di avere avuto dei problemi con un soggetto indicato come “architetto”. Giusti afferma, e toccherà agli inquirenti capire se si tratti di verità o millanteria, di aver convocato membri delle forze dell’ordine, ma anche dei servizi segreti, ammonendole di non collegare tale “architetto” al proprio nome: “E’ pericolosissimo per sé e per gli altri – dice Giusti – però a Reggio gli hanno fatto terra bruciata […] ha fatto cose gravissime… di una gravità inaudita… siamo arrivati al punto che ho dovuto prendere il telefono e convocarmi… no te lo dico chiaramente perché l’ho fatto pubblicamente…Carabinieri, Questura e anche qualcuno dei servizi […] li ho chiamati e gli ho detto state attenti tutti quanti a mettervi in mezzo la mia strada e a unire il mio nome a quell’altro… statevi tutti attenti sennò vi faccio saltare a tutti quanti”.
“Aspetti inquietanti” scrive il Gip Gennari. Aspetti che vanno ben oltre le storie di viaggi pagati e di prostitute a disposizione negli alberghi milanesi. Aspetti che vanno chiariti. Basterebbe solo individuare il famigerato “architetto”…




