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Messina: Nota di UnimeInProtesta sui lavori della Commissione Statuto dell’Università

30 Aprile 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Di seguito la nota del Collettivo Unime in Protesta:
Nonostante l’apertura dimostrata da parte dell’Università, la
conferenza d’Ateneo di venerdì 29 maggio ha dimostrato come l’Ateneo
Riforma@Unime che dovrebbe servire da volano informativo dei lavori di
commissione e che invece risulta vacante di notizie.
Tante e tante altre cose, ma una è da sottolineare: la totale
passività di una platea ormai sedata accuratamente dal potere, senza
nessun sussulto di criticità. Nessuno, esclusi i rappresentanti
dell’Udu e alcuni della Rete29 Aprile, che si sia alzato a sostenere
la non ammissibilità di alcune dichiarazione e/o comportamenti tenuti
da un Rettore che si lamenta della carenza di fondi concessi alle
Università ma che all’interno della Crui ha espresso parere favorevole
affinche questa fosse approvata in parlamento.
O siamo folli noi, oppure vale il ragionamento di cui sopra.

messinese sia ormai ostaggio di un sultano che impone il suo diktat a
tutta la comunità accademica. E se, per ragioni di opportunità, non
alza la voce e sbraita com’è solito fare, non risponde alle questioni
che gli vengono legittimamente poste, liquidandole con un “valuteremo”
Dalle sue parole, l’Ateneo sarebbe una sorta di gioiello del sistema
formativo italiano, l’emblema della capacità accademica di incidere
nel dibattito culturale e scientifico internazionale.
Invece i problemi ci sono e a viverli giornalmente sono soprattutto
gli studenti che, soprattutto quest’anno, sono stati vittime di
soprusi inaccettabili: ritardi nell’avvio dei corsi, tasse richieste
per servizi non prestati, espulsione dai processi decisionali di tutti
quelli che, come noi, cercano di mettere in discussione
l’organizzazione che l’Ateneo si sta dando.
L’ateneo di Messina, secondo il Rettore, risulterebbe essere autonomo
da qualsiasi potere politico esterno: dopo un’intervento durato circa
mezz’ora si è aperto il dibattito e siamo intervenuti.
Il nostro striscione recitava: “un lucchetto non può chiuderci la
bocca”, in riferimento alla ben nota chiusura dell’aula ex Chimica.
Abbiamo sottolineato che la rifoma sullo statuto e la relativa
discussione non è solo un momento per mostrare in pubblico la propria
erudizione giuridica: una discussione sulla riscrittura dello statuto
dovrebbe abbraciare la totalità dei campi della vita accademica.
Abbiamo fatto notare che l’Ateneo non è del tutto autonomo come vuol
far credere il Rettore: l’occupazione dell’incubatore d’imprese da
parte di Eurolink compiuta con l’appoggio determinante dell’Ateneo ne
è la dimostrazione.
Abbiamo contestato aspramente il numero chiuso imposto dal Senato
Accademico a tutti i corsi di laurea perchè a nostro avviso non è una
misura del merito ma solo una chiusura per chi non può permettersi una
raccomandazione.
Alle parole del Rettore, secondo cui “non possiamo permetterci di
mantenere all’università studenti inattivi”, noi abbiamo sostenuto che
non possiamo permetterci che l’Ateneo sia governato da un Sultano
pluri-rinviato a giudizio per reati contro l’università.
Sulle questioni strettamente legate allo statuto abbiamo contestato il
principio secondo il quale “l’elettività delle cariche è espressione
di una logica corporativa che deve essere abbandonata a favore della
valutazione della qualificazione scentifica”: secondo l’Ateneo, e
l’orientamento prevalente della Commissione Statuto, nel Cda i membri
interni dovranno essere selezionati attraverso un complicatissimo
sistema di rinvii dei quali non se ne comprende l’origine, a fronte di
una più sana competizione elettorale tra i candidati. Mentre per noi
risulta ancora valido anche se non del tutto soddifacente, per
limitare l’incrinatura privatistica che si sta verificando , il
principio della rappresentatività elettiva.
Per i membri esterni previsti dalla legge Gelmini, abbiamo dichiarato
l’insostenibilità di attribuire ad essi voto deliberativo nel caso in
cui questi, essendo “privati”, non contribuiscano alla quota del Fondo
di finanziamento ordinario dell’università sempre che non le limitino
l’autonomia decisionale.
Per il Senato Accademico abbiamo proposto che il Rettore non assuma la
carica di presidente, per limitarne l’influenza.
Inoltre, abbiamo denunciato la carenza di informazione sul portale

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