Chiamatelo
Crotone dei miracoli, chiamatelo Crotone dei giovani, chiamatelo Crotone di Lerda.
Si sprecano gli elogi per una squadra costruita con pochi euro, con tanti prestiti e guidata da un allenatore destinato a far parlare di sé.
Deve esser stato un gioco da ragazzi per Lerda lavorare in un ambiente come quello pitagorico, dopo aver fatto sognare l’intera comunità di Busto Arsizio guidando la Pro Patria a pochi passi dalla serie B, con una società alla deriva e una squadra senza stipendi per mesi.
In molti ritenevano che i rossoblù dovessero essere i primi candidati alla retrocessione assieme al Gallipoli, la realtà ha scritto tutta un’altra storia.
La bella favola dei salentini meriterebbe un capitolo a parte, ma quella del Crotone non è certo da meno.
Tredici punti nelle ultime cinque partite hanno proiettato i calabresi in una dimensione diversa. Già perché alle tre vittorie consecutive, una delle quali contro la capolista Ancona, hanno fatto seguito i quattro punti conquistati contro Reggina e Torino, le grandi di questo campionato che annaspano e che pensavano di aver vita facile solo per aver dettato legge sui tavoli del calciomercato a suon di milioni di euro.
La vittoria contro la squadra col monte ingaggi più alto dell’intera cadetteria, ovvero quella del presidente Cairo, ha un sapore particolare. Poco importa che a far la differenza siano stati due marchiani errori della difesa granata, perché per una volta al famigerato “cuore Toro” di cui in tanti si riempono la bocca, è stato superiore il “cuore Crotone” dei ragazzi di Lerda.
In molti si sono impauriti quando Rolando Bianchi ha messo a segno il suo dodicesimo gol stagionale accorciando le distanze, ma oggi c’era un appuntamento con la storia a cui non si poteva mancare e i due gol iniziali di Petrilli e Bonvissuto era scritto che dovessero essere sufficienti per far brindare i pitagorici.
Storie particolari quelle di Nicola Petrilli, nato proprio a Torino, oggi al suo primo gol in serie B e quella di Franco Lerda, uno che il Toro ce l’ha nel sangue.
La “Crotone calciofila” sprizza entusiasmo da tutti i pori, forte dei venti punti della sua squadra. La classifica dice tanto, ma non dice tutto, perché per una volta anche i freddi numeri sono bugiardi. All’appello mancano due punti , quelli di penalizzazione, ma il Crotone dà l’idea di non curarsene molto e di voler continuare per la propria strada, con l’animo sbarazzino di chi non ha niente da perdere, forte dell’incoscienza dei tanti ventenni di qualità che si trova in rosa.
Per adesso c’è una Calabria del calcio che sogna tra Catanzaro e Crotone, e un’altra che, sullo Stretto, spera di poter dare presto termine ai propri incubi.
Pasquale De Marte




