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Reggio, Furfaro: “I giovani, l’unica speranza per la Calabria”

21 Settembre 2009
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo: A meno di un anno dal rinnovamento della classe dirigente regionale, si ripropone d’impeto l’appello lanciato circa due anni or sono dai Giovani di Confindustria Calabria e che individuava nella mala politica, la ndrangheta e la cultura dell’assistenzialismo i mali della nostra regione. E che ne dica il Presidente degli Industriali De Rose,  invitare il candidato alla presidenza, l’imprenditore Pippo Callipo, a puntare su “Energia, Agroalimentare e Turismo per far tornare la Calabria una regione NORMALE”, è sicuramente un richiamo poco appropriato a giustificare lo scenario desolante della nostra regione. Piuttosto, sarebbe più opportuno fare un coraggioso passo indietro e  riconoscere nella criminalità il male principale della Calabria che come un tumore maligno si è ormai infiltrato dappertutto, dalla sanità alla  politica e ancor peggio nella cultura giovanile calabrese. E’ la malavita il vero problema della Calabria! Roboanti quanto evanescenti proclami di riforme e rimbalzi di responsabilità sulla sanità, sui lavori autostradali mai conclusi, sulle misure da adottare per far decollare il turismo o il settore agroalimentare, non bastano a giustificare le perenni carenze infrastrutturali e socio-economiche in cui la nostra Regione versa da sempre . Non è più sufficiente azzerare cariche istituzionali e ruoli, riformare la sanità in piena campagna elettorale o riappaltare i lavori sulla A3; bisogna piuttosto interrogarsi sul metodo con cui queste nuove scelte vengono prese. Non è una questione di “cosa” viene cambiato ma di “come” si giunge al cambiamento. Non è ammissibile decidere il futuro dei calabresi “a tavolino” con la conta dei voti e gli scambi di favore. Una regione ricca di capitale umano che studia  e che viene apprezzato addirittura fuori dai confini nazionali non può più accettare questo sistema criminale, indignitoso anche per una popolazione  meno colta di quella che popolava il Sud Italia ai tempi del Regno di Napoli.

Ad un sistema massacrato da criminalità organizzata, assenza di giustizia e mal governata dai soliti noti secondo criteri clientelari e familiari, è giunto il momento di dire basta. E’ solo   smantellando questo impianto “malato” attraverso il rinnovamento dell’attuale classe dirigente (un autentico fallimento!) e riconoscendo nel MERITO l’unico parametro di valutazione da perseguire, che sarà possibile uscire dal torpore  che si vive nella nostra regione giorno dopo giorno. Non è tollerabile infatti che ancora oggi un giovane calabrese, per lavorare o essere ammesso ad un corso universitario, non si possa appellare al valore della MERITOCRAZIA ma piuttosto sperare che qualche familiare abbia  conoscenze importanti, i cosiddetti “Amici” politici o gente di rispetto, o essere uno tra i pochi fortunati ad avere il padre  imprenditore.

Tuttavia, come tutti gli imprenditori calabresi non possono disconoscere, fare impresa in Calabria non è facile come si potrebbe immaginare. Per perseguire semplici progetti di crescita e di investimento, un imprenditore di qualunque altra parte del mondo si appresterebbe a svolgere probabilmente una normalissima analisi basata su criteri economici e di opportunità di mercato. In Calabria non è così. Piuttosto prima di agire è prioritario, se non addirittura vitale ai fini della propria esistenza, valutare la presenza di particolari problemi ambientali oppure verificare la conoscenza di qualcuno “ammanicato” col potere. D’altra parte, operare in piena libertà nel rispetto delle regole significa trovarsi la strada sbarrata: ostacoli burocratici, rallentamenti decisionali oppure proiettili all’ingresso dell’azienda. Così si fa impresa in Calabria! Queste sono le considerazioni che un onesto imprenditore calabrese fa per valutare l’esistenza di un‘opportunità di mercato nella Piana di Gioia Tauro.

In una regione disastrata come quella in cui viviamo, dove l’esistenza e la persistenza di logiche di collusione tra ’ndrangheta, politica e pseudo-imprenditori fanno della nostra terra l’ultima d’Italia e tra le più povere d’Europa per Pil/pro capite,  è per questo fondamentale nonché prioritario trasmettere un forte segnale culturale di rottura col passato. Chi avrà il coraggio di interpretare questo sentimento?

Di sicuro sarebbe molto apprezzabile vedere certi politici, che da decenni si avvicendano su “poltrone” di destra e di sinistra, dalla Provincia alla Regione fino al Governo, a seconda di come tira il vento, farsi da parte.  Per i vari senatori, deputati e consiglieri che hanno inteso la gestione della “cosa pubblica” come un business di famiglia, è forse arrivato il momento di ritirarsi dalla vita politica e di lasciar spazio al nuovo che arriva. Avrebbero quantomeno così un buon motivo per essere ricordati! La Calabria non ha più bisogno della loro “dannosa” esperienza. Non serve più. A noi giovani la sfida: vediamo chi la spunta!

 

 

                                                                                  Samuele Furfaro

                                               Componente Direttivo Confindustria Giovani Reggio Calabria

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