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Crotone: padre e figlio truffano la scuola

19 Giugno 2009
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Padre e figlio appassionatamente insieme per fare affari a spese dello Stato e della Regione Calabria.

E’ questa l’accusa contenuta in un decreto di perquisizione, con la quale la Procura della Repubblica di Crotone sta indagando – tra le altre cose – per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti 20 persone tra le quali Luigi Leone (padre) e Giuseppe Leone (figlio).

Il sistema svelato dal pm Pasquale Bruni – da anni minacciato di morte dalla ‘ndrangheta per le sue continue attività antimafia – era ingegnoso. Dal 2003 al 2007 Luigi, nelle sue vesti di coordinatore del centro servizi amministrativi di Crotone del ministero della Pubblica istruzione e poi dirigente facente funzioni dell’ufficio V dell’ufficio scolastico regionale, avrebbe fatto ottenere direttamente o indirettamente appalti per la fornitura di oltre due milioni di beni alle scuole crotonesi e calabresi al figlio Giuseppe, a cui facevano capo diverse imprese.

Il meccanismo messo in campo – secondo l’accusa – era premeditato, al punto che le imprese di cui Giuseppe Leone era titolare o amministratore e che si aggiudicavano regolarmente decine di gare per la fornitura di mobili, sedie, cassettiere, apparecchiature musicali, erano state costituite in coincidenza del periodo nel quale il padre Luigi aveva assunto importanti responsabilità amministrative e di spesa presso uffici scolastici nazionali o regionali.

Non sempre però gli appalti – spesso vinti dopo gli interventi e pressioni del padre – si traducevano in reali forniture. La Procura di Crotone – che ha registrato molte testimonianze di presidi e dirigenti scolastici crotonesi – ha la certezza che molte fatture sono state liquidate anche se i beni non sono stati mai consegnati. Nella migliore delle ipotesi – si legge nel decreto di perquisizione e sequestro – molti beni finivano presso il centro servizi diretto da Luigi Leone.
La Procura, inoltre, ha scoperto che molte gare erano fittizie: chi concorreva sapeva che non avrebbe avuto nessuna possibilità di aggiudicarsi gli appalti.

La Procura di Crotone sta acquisendo materiale informatico ed è certo che non mancheranno ulteriori sviluppi anche perché – da confidenze raccolte nell’ambito investigativo – sarebbero state riscontrate evidenze di appartenenza di alcuni indagati a logge massoniche la cui natura è ora al vaglio degli inquirenti.

di Roberto Galullo – sole 24 ore

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