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De Magistris: secondo la Procura di Salerno è ”complotto”

4 Dicembre 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Sette capi di imputazione, interrogatori e deposizioni di Luigi De Magistris, di testimoni delle inchieste Why not e Poseidone e di magistrati del distretto delle Procure di Catanzaro, Crotone

e Paola: questo il contenuto  delle 1.700 pagine del decreto della Procura di Salerno che ha disposto la perquisizione di uffici di alcuni magistrati della Procura generale e della Procura della Repubblica di Catanzaro.  Un decreto finalizzato al sequestro di atti e documenti relativi alle inchieste Why Not e Poseidone sia prima che dopo l’avocazione e la revoca della delega a De Magistris, ai criteri sulle assegnazioni, alla gestione dei procedimenti, le procedure di trasmissione di singoli segmenti, le modalita’ si definizione di ”singole posizioni in senso favorevole agli indagati collegati ai magistrati nuovi coassegnatari delle inchieste”. Nel provvedimento vengono ripercorse le tappe principali delle due inchieste e la scansione dei tempi che hanno portato alla revoca della delega di Poseidone e all’avocazione di Why not. Le deposizioni di De Magistris arrivano sino a pochi mesi fa, e nelle ultime il magistrato parla anche del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, il cui nome afferma l’ex pm (adesso al Tribunale del riesame di Napoli dopo essere stato trasferito dalla sezione disciplinare del Csm) ”e’ emerso nell’ambito dell’inchiesta Toghe lucane”. De Magistris, poi, parla anche del procuratore generale della Corte di Cassazione Mario Delli Priscoli in riferimento all’ultima contestazione disciplinare mossa dalla Cassazione dopo il ricorso dell’ex ministro Clemente Mastella. Secondo De Magistris, Delli Priscoli potrebbe essere stato in contatto con persone indagate in Why Not e Poseidone, per tramite del figlio, Francesco, docente alla Sapienza di Roma e esperto di comunicazioni Umts. De Magistris, nel corso di una deposizione del novembre 2007 davanti ai giudici salernitani, afferma anche che Why Not gli e’ stata tolta quando ”stavo praticamente per chiudere il procedimento” e ”soprattutto stavo facendo degli atti anche molto importanti (…) omissis (…) che riguardavano esponenti di spicco della politica calabrese (Minniti, Tommasi, Adamo e D’Andria)”. Si tratta di Marco Minniti, massimo esponente del Pd calabrese ed ex viceministro dell’Interno; Nicola Adamo ex vicepresidente della giunta regionale e attuale capogruppo del Pd alla Regione, Diego Tommasi (Verdi) ex assessore regionale all’ambiente, e Renato D’Andria (Psdi).(ANSA).

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