Imprenditori prima vittime del clan poi si servivano della forza intimidatrice della cosca per lavorare in regime di monopolio. E’ quanto emerge dall’inchiesta antimafia Nemesi della Dda della Procura di Catania, culminata con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 61 presunti appartenenti alla ‘famiglia’ Trigila che operava a Siracusa e provincia. Tra queste c’erano alcune imprese di onoranze funebri di paesi aretusei che erano state taglieggiate dalla mafia con la richiesta di pagare 500 euro per ogni loculo assegnato. Successivamente, e’ stato riferito in conferenza stampa dal procuratore di Catania, Enzo D’Agata, le imprese si sarebbero servite delle cosche per imporre il monopolio nella loro attivita’. Per questo ad alcuni degli indagati e’ stato contestato anche il reato di illecita concorrenza. Le cosca, che gestiva estorsioni, traffico di droga e imponeva propri videogiochi alle sale da gioco della zona, non tollerava interferenze e per questo avrebbe sequestrato e tentato di uccidere un ladro che rubava gasolio in cantieri edili che erano ‘attenzionati’ dal clan. L’uomo e’ riuscito a fuggire e ha denunciato l’accaduto alla polizia, ma successivamente ha ritrattato tutto. Le indagini hanno permesso al commissariato di Avola di individuare anche i presunti capi del clan: Michele Crapula, Wladker Albergo e Antonino Campisi, che sono stati arrestati. (ANSA)




