Domenico Novella, il nuovo pentito dell’inchiesta Fortugno, sarebbe stato “il vero organizzatore di tutte le attività criminose del gruppo” di fuoco, responsabile dell’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
E’ quanto scrive il gip, Mariagrazia Arena, nell’ordinanza di custodia cautelare. “Il ruolo di spicco rivestito da Novella in seno all’organizzazione criminale è emerso, a piene mani, dal racconto di Bruno Piccolo, che ha indicato lo stesso Novella come il leader indiscusso del gruppo, al quale tutti dovevano fare riferimento per ogni questione, anche minimale. Questo ruolo emerge chiaro anche dalle intercettazioni telefoniche, da cui si evince che Novella era il punto di riferimento costante per tutti gli altri. Significativo è il tenore delle telefonate tra Novella e Salvatore Ritorto (esecutore materiale dell' omicidio di Fortugno), al quale questo ultimo si rivolgeva chiamandolo ‘mastro’ con deferenza e chiedendo istruzioni e rassicurazioni”.
gli chiede istruzioni e rassicurazioni”. Domenico Novella, aveva già manifestato segni d’insofferenza subito dopo il suo arresto, avvenuto il 21 marzo scorso, riferendo di non tollerare soprattutto le costrizioni impostegli dal 41 bis. E’ quanto emerge dalle intercettazioni dei primi colloqui che Novella aveva avuto con la madre, la sorella e il marito di quest’ultima. Più volte Novella aveva chiesto ai propri familiari notizie sugli altri arrestati e se come lui sono sottoposti al 41 bis. Nel corso dei colloqui si parla anche di Bruno Piccolo, il primo pentito. “Se n’è andato di testa” – avrebbe detto uno dei familiari – e gli vogliono mandare uno psichiatra”. Quando viene a sapere che Piccolo è notevolmente dimagrito e prende molti farmaci, Novella dice risponde che “in carcere è facile che uno vada via di testa”.




