ROCCELLA JONICA – Un luogo può essere raccontato da chi lo abita, ma può anche essere reinventato da chi lo osserva da lontano. È da questa intuizione che nasce “Tale of Place: Roccella Jonica”, il primo capitolo di una nuova serie di progetti internazionali dedicati al rapporto tra territorio, memoria e creatività, ideata dal laboratorio di ricerca interdisciplinare Sonic Jeel del VCUarts Qatar Institute for Creative Research.
L’iniziativa, curata da Stella Colaleo, Michael Hersrud, Eman Makki e Simone Muscolino, sarà inaugurata il 13 giugno 2026 alle ore 18 presso il Convento dei Minimi di Roccella Jonica, dove resterà aperta al pubblico fino al 10 agosto 2026. Il giorno successivo, 14 giugno alle ore 18, il Castello Carafa ospiterà la presentazione ufficiale della pubblicazione che accompagna il progetto e una speciale performance musicale realizzata in collaborazione con il Roccella Jazz Festival. Successivamente il progetto approderà a Doha, in Qatar, con una seconda mostra prevista per novembre 2026.
Promosso con il supporto del VCUarts Qatar Institute for Creative Research e della Qatar Foundation, e realizzato sotto il patrocinio del Comune di Roccella Jonica e dell’Ambasciata d’Italia a Doha, il progetto prende avvio da un lungo lavoro di ricerca sul campo svolto negli anni da Sonic Jeel nel territorio roccellese.
Persone, paesaggi, tradizioni, riti e scene di vita quotidiana sono stati documentati e raccolti in un vasto archivio visivo e sonoro. Particolare attenzione è stata dedicata all’ultima campagna di raccolta delle olive e alla lavorazione dell’olio attraverso la molitura a freddo, una pratica che accomuna la Calabria a molte culture del Mediterraneo arabo presenti oggi nella società qatariota.
Da questo archivio è nata una sfida culturale originale: condividere immagini, testimonianze e materiali raccolti a Roccella Jonica con una vasta comunità di artisti, designer e maker residenti in Qatar, invitandoli a reinterpretare il territorio attraverso la propria sensibilità, senza necessariamente averlo mai visitato.
Il risultato è una narrazione collettiva che intreccia geografia, distanza, immaginazione e appartenenza. Un racconto costruito da sguardi diversi che mette in dialogo due sponde del Mediterraneo e restituisce una nuova lettura del paesaggio calabrese.
La mostra raccoglie i contributi di oltre quaranta artisti provenienti da differenti percorsi culturali e creativi. Tra loro figurano Agata Muscolino, Asma Derouiche, Ayatalla Mohamed, Chase Westfall, Federica Visani, Gabriele Albanese, Hadeer Omar, Hagar Allam, Haya Daher, Hind Al Saad, Hira Nisar, Jesse Payne, Karmina Maged Fayek Asaad, Levi Hammett, Luke Kinmond, Maha Al-Khater, Maryam Al-Homaid, Maysaa Almumin, Meera Badran, Michael Perrone, Mohammad Sharaf, Moza AlSuwaidi, Nadine Al Sous, Naima Almajdobah, Patty Paine, Polie Campiteli, Reema Abu Hassan, Reham Mohamed, Rola Khayyat, Ryan Browning, Sadia Mir, Samah Sulyman, Sara Al-Afifi, Sara Shaaban, Shankar Padmanabhan, Sherifa Eletrebi, Shima Aeinehdar, Simone Carena, Stella Colaleo, Tiaba Nazir, Yasamin Shaikhi, Yasmeen Suleiman e Zainab AlShibani, insieme agli altri partecipanti coinvolti nel progetto.
Uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa è la pubblicazione che accompagna la mostra. Il volume raccoglie le opere degli artisti, le immagini che hanno ispirato i loro interventi e una selezione dell’archivio originale. Al suo interno trova posto anche un flexi-disc, un disco flessibile contenente una composizione sonora inedita che unisce strumenti tradizionali calabresi e sintetizzatori elettronici.
L’opera musicale nasce da un processo di sperimentazione che trasforma il biofeedback degli alberi di ulivo in dati sonori, convertiti successivamente in melodie e paesaggi acustici. Un incontro tra tradizione agricola, ricerca artistica e tecnologia contemporanea che sintetizza perfettamente lo spirito del progetto.
Secondo gli ideatori, il libro non rappresenta un semplice catalogo della mostra, ma un’opera autonoma da leggere, osservare e ascoltare, capace di prolungare l’esperienza espositiva nel tempo e nello spazio.
Attraverso “Tale of Place”, Roccella Jonica diventa così molto più di una località geografica. Si trasforma in un laboratorio di relazioni culturali, un punto di connessione tra Calabria, Mediterraneo e Qatar, dove il paesaggio diventa linguaggio universale e la memoria collettiva si apre a nuove interpretazioni.
In un’epoca in cui i territori rischiano spesso di essere raccontati attraverso stereotipi e semplificazioni, il progetto propone invece una lettura complessa e contemporanea dell’identità mediterranea, dimostrando come la cultura possa creare ponti duraturi tra comunità apparentemente lontane ma unite da radici, simboli e pratiche condivise.
Per informazioni e materiali stampa è possibile contattare Simone Muscolino, referente del progetto e membro del team curatoriale.





