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Reggio Calabria, Faida di Calanna: nuovo esame al Tdl su accuse a Nino Princi

13 Ottobre 2017
in CALABRIA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Per la Faida di Calanna si torna davanti al Tribunale della libertà: la Cassazione accoglie le istanze della difesa di Princi

Faida di Calanna nuovo esame davanti al Tribunale della libertà di Reggio Calabria per Nino Princi. La Corte di Cassazione, I° sezione penale, ha accolto, infatti, il ricorso presentato dall’avvocato Ugo Singarella. Il Tdl aveva precedentemente confermato l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia reggina nei confronti di Princi, accusato di avere attentato alla vita del cugino Giuseppe Greco e dell’omicidio di Domenico Polimeni, entrambi attinti da numerosi colpi di fucile a pallettoni la sera del 3 aprile 2016 a Calanna.

La ricostruzione della Procura per la Faida di Calanna

Secondo la Procura Reggina, il duplice fatto di sangue sarebbe motivato da logiche mafiose per la supremazia e controllo del territorio di Calanna e zone limitrofe – già feudo incontrastato del defunto Ciccio Greco – e sarebbe la violenta vendetta di Princi alias “Sceriffo” per l’agguato subito a Sambatello il 9 febbraio 2016. In quella circostanza Princi, a bordo della propria autovettura, sfuggì ad un agguato mentre era a bordo della propria autovettura colpita da numerosi proiettili. Tra questi, secondo la Procura ci sarebbe stato proprio il figlio di Ciccio Greco, Giuseppe Greco. La Dda, infatti ritiene che Greco, tornato in libertà dopo una lunga detenzione, avrebbe deciso di “riprendersi il territorio” sbarazzandosi del cugino che intanto approfittando della sua assenza era riuscito a prendere il suo posto.

Nella Faida di Calanna muore Domenico Polimeni, le accuse del ferito Giuseppe Greco

Questa ipotesi è avvalorata dalle accuse mosse dallo stesso Giuseppe Greco, il quale, nonostante si dichiari estraneo al tentato omicidio del cugino, lo accusa di essere l’autore dell’agguato in cui è rimasto gravemente ferito e che ha provocato la morte del Polimeni.
Il Tribunale della libertà a marzo aveva confermato il provvedimento di fermo disposto dalla Procura e la custodia cautelare in carcere per Princi, arrestato dopo 10 mesi di latitanza (leggi qui). La Corte di Cassazione, invece, ha condiviso le ragioni della difesa e, scrive l’avvocato Ugo Singarella, “la inconsistenza degli elementi a carico del principale indiziato, poiché monchi di riscontri certi della responsabilità del Princi e afflitti da un movente che appare incerto e ‘aperto'”.
Alla discussione innanzi alla Corte di Cassazione ha partecipato anche l’avvocato Giovanni Aricò

Tags: Antonino PrinciCassazioneFaida di Calannagiuseppe grecoNino PrinciREGGIO CALABRIATdlUgo Singarella
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