Una faida interna nella locale di ‘ndrangheta di Calanna. La Dda di Reggio Calabria fa luce su alcuni fatti di sangue accaduti tra il mese febbraio e di aprile di quest’anno nella fascia preaspromantana reggina, individuando il “movente” all’origine di un omicidio e due agguati: il comando del territorio.
I dettagli dell’operazione, denominata ‘Kalanè’, che hanno portato al fermo di quattro persone sono stati illustrati in conferenza stampa alla sala Calipari della Questura di Reggio dal procuratore Federico Cafiero De Raho, dal questore Raffaele Grassi e dal capo della Squadra mobile reggina Francesco Rattà.
Giuseppe Greco, Domenico Provenzano, Antonio e Giuseppe Falcone i destinatari delle misure eseguite dalla Squadra mobile, ritenuti responsabili, a vario titolo, di un omicidio e due tentanti omicidi premeditati, nonché di detenzione di arma da fuoco, aggravati dalla circostanza di aver agevolato l’articolazione della ‘ndrangheta operante a Calanna. Tra i fermati, c’è un quinto soggetto, Antonino Princi, accusato di omicidio e tentato omicidio premeditata, attualmente irreperibile.
In primo piano, appare lo scontro interno alla famiglia Greco, che vede protagonisti da una parte Antonino Princi e dall’altra Giuseppe Greco. Secondo gli investigatori, infatti, Princi avrebbe approfittato dell’assenza dalla Calabria di Greco, suo parente, e del periodo di collaborazione con la giustizia, avviato dopo il suo arresto nell’operazione ‘Meta’, accentrando su di sé il controllo dell’attività criminale nella zona di Calanna e Sambatello.
Il primo episodio della faida interna si verifica il 9 febbraio scorso. Secondo quanto emerso dalle indagini, Greco, figlio del vecchio boss di Calanna (“don Ciccio”), intenzionato a riprendersi il vertice della cosca, avrebbe tentato di uccidere l’emergente rivale. Luogo dell’agguato, l’area all’esterno dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Sambatello, dove Princi lavorava, quale dipendente della società ‘Ecologia oggi’. E’ qui che Greco, insieme al giovane sodale Provenzano, attende l’arrivo dell’auto di Princi ed è qui che esplode diversi colpi arma da fuoco verso la vettura senza, però, riuscire nell’intento di ucciderlo. Ne nasce quindi un rocambolesco inseguimento all’interno dell’impianto: l’auto dei killer sfonda a forte velocità il cancello, ma Princi riesce a trovare riparo, sfuggendo miracolosamente all’agguato.
La reazione dell’emergente rivale arriverà dopo due mesi. E’ Princi, secondo gli inquirenti, ad organizzare la “vendetta”. Il 3 aprile, in contrada Sotira di Sambatello, sulla strada Gallico-Gambarie, Greco e Domenico Polimeni vengono raggiunti dai pallettoni di un fucile, mentre si trovano sul balcone di una abitazione rurale, di fronte fronte al palazzo della famiglia mafiosa dei Greco di Calanna. Il reale destinatario dell’agguato riesce, seppur ferito, a salvarsi, mentre Polimeni perde la vita. Per gli investigatori, ad eseguire materialmente quel tentativo di omicidio sono i fratelli Antonio e Giuseppe Falcone, entrambi risultati positivi all’esame dello stub.
Una vorticosa sequela di fatti di sangue che la Procura e gli uomini della Squadra mobile hanno interrotto con l’operazione ‘Kalanè’. Una faida interna, dettata dal controllo del potere criminale a Calanna e nei territori limitrofi.





