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Giornalisti d’azione, appello all’ordine regionale: “Basta pubblicare notizie di suicidi”

12 Aprile 2016
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il suicidio è un gesto estremo. È un atto di profonda disperazione. Ed è un dramma lacerante anche per chi sopravvive al suicida e non riesce a darsi una spiegazione per un atto così conclusivo. “Ci appare come l’azione più personale che un individuo possa compiere, e che viene a configurarsi come una dura sfida al mondo che lo circonda”, spiegano gli psicologi. Sarebbe presuntuoso pretendere di conoscere veramente i sentimenti di chi compie un gesto così estremo che va contro ogni istinto di sopravvivenza. Cosa pensa una persona quando decide di darsi la morte? E quando a suicidarsi è un figlio, come vivono i genitori che, contravvenendo all’ordine naturale delle cose, si ritrovano a sopravvivergli? Questo dolore, questa sofferenza hanno diritto al rispetto della Stampa? Hanno diritto all’oblio, ad essere dimenticate? Quella del giornalista è una professione di grande responsabilità. E i giornalisti lo sanno talmente bene da essere l’unica categoria professionale ad avere avvertito, negli anni, l’esigenza di dotarsi di un grande numero di “Carte dei doveri”: c’è quella di Perugia, quella di Roma, quella di Firenze, quella di Treviso; c’è il Codice deontologico, c’è quello in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie, c’è perfino il decalogo del giornalismo sportivo. Tante “Carte” che hanno un comune denominatore: il rispetto della persona. E qui torna la domanda già posta qualche riga fa: è giusto pubblicare la notizia di un suicidio? La risposta è “no, non è giusto”. Non è giusto perché lo vietano chiaramente le norme deontologiche, secondo le quali pubblicare tali notizie favorisce anche lo spirito d’emulazione (e lo dimostrerebbero dai dell’Organizzazione mondiale della Sanità); non è giusto pubblicarle perché è profondamente “inutile e crudele cagionare altra sofferenza ai famigliari e a chiunque sia già fortemente provato dal dolore”. Anche per questo motivo “non devono essere divulgate neppure le generalità di chi ha deciso di togliersi la vita e gli altri particolari che rendano il suicida identificabile”, perché il giornalista è tenuto al rispetto della persona, “che è uno dei cardini della professione”, come ricordano i principi della “Carta dei doveri del giornalista”. C’è una sola eccezione alla regola: “…pochi, straordinari casi nei quali il diritto ed il dovere di cronaca prevalgano sul rispetto della privacy…”, intendendo per tali i casi in cui l’atto, ad esempio, venga commesso da un personaggio pubblico. Regole, parole, scritti sempre più spesso inascoltati dai tanti, troppi giornalisti che, in nome di chissà quale ragione di un malinteso senso del commercio, non esitano a profanare il dolore di una famiglia, considerando quella di un suicidio alla stregua di una qualunque notizia commerciabile e spendibile sul mercato delle copie in più da vendere o, nel caso di siti web, di qualche visualizzazione in più, serva di una macabra curiosità. E tutto questo con buona pace delle regole deontologiche e con ulteriori aggravi nel processo di decadimento di una professione, quella giornalistica, sempre meno ancorata al rispetto di quei valori e di quelle regole da cui discende l’autorevolezza, unico riconoscimento a cui un giornalista deve ambire. E per (ri)trovare questa autorevolezza è necessario ristabilire il giusto metro di valutazione della “notizia”. E l’Ordine dei giornalisti calabrese ha il dovere di garantire al pubblico la serietà e la professionalità dei propri iscritti anche, se necessario, comminando sanzioni a chi continua a derogare ai dettami del codice deontologico. Perché l’ “errore” di un giornalista non si trasformi in un’arma per delegittimare un’intera categoria già fortemente minata dai virus di pressappochismo, improvvisazione e abusivismo. È necessario che alcuni giornalisti vengano recuperati al rispetto della persona. Il primo passo per (ri)trovare quella dignità e, quindi, quella autorevolezza che il giornalismo rischia di perdere. Anche in Calabria.

Mario Tursi Prato

Presidente “Giornalisti d’Azione”

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