”Quelle diseguaglianze che la politica non affronta. Nello studio dell’Osservatorio Jobpricing commissionato per Repubblica.it su un ampio campione di utenti, esclusi gli autonomi e i dipendenti della pubblica amministrazione, emerge il marcato divario degli stipendi percepiti nelle diverse aree del Paese” è quanto si legge in una nota della Federconsumatori Calabria.
Il differenziale tra Nord e Sud resta stridente: gli stipendi medi lordi delle province calabresi si attestano a circa 23.500 euro contro la media della Lombardia di 31.179 euro. Ancora più marcata la differenza fra la provincia più ricca della Lombardia (Milano € 34.508) e quella più povera della Calabria (Crotone € 22.736) che segna un dislivello del 34,11%; differenze ancora più pesanti se sommate al carico di fiscalità, di tassazione locale e dalla carenza di servizi pubblici come quelli sanitari, sociali o alla mobilità che grava sui redditi del Mezzogiorno.
Ciò, ancora una volta, pone il Governo nazionale e le classi dirigenti meridionali di fronte alla responsabilità morale e sociale di rafforzare la valenza inclusiva del CCNL e del Welfare pubblico e di approntare misure di forte impatto sulle economie dei territori che abbiano come fulcro un piano straordinario di investimenti per rilanciare la buona e piena occupazione, il Welfare locale, la crescita ed i consumi del Mezzogiorno dentro le coordinate di diritti nel lavoro, di legalità e di lotta alla corruzione.
Mentre la Legge di stabilità dimentica il Sud e l’annunciato Masteplan rischia di essere un
contenitore di slogan, ogni altra misura frutto di una visione residuale e assistenziale della
condizione dei giovani e del lavoro, così come la proposta del bonus di 500 euro per i 18enni,
risulta uno specchietto per le allodole di fronte alla marea di povertà, di lavoro sfruttato, precario e
mal pagato che costringe le famiglie a fare i conti con le ristrettezze della vita quotidiana.





