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    Allarme carne rossa – Calo consumi: in Calabria più di 2mila persone perderebbero il lavoro

    E’ la contrazione della spesa familiare per la voce “carne e salumi” in Italia pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. Una riduzione che si potrebbe registrare nei prossimi dodici mesi come reazione percepita dei consumatori allo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul legame tra una dieta che comprende le proteine animali ed il cancro.

    Oltre 50 mila posti di lavoro risulterebbero a rischio, esistenza minata dalla possibile contrazione della voce “carne” nel bilancio domestico delle famiglie italiane. Una perdita di posti di lavoro stimabile in 6,3 punti percentuali rispetto all’attuale offerta occupazionale complessiva nel settore agricolo. Ad essere più colpita, con circa 26 mila posti di lavoro, l’area del Mezzogiorno dove attualmente risultano occupati poco meno di 380 mila persone pari al 46,4% del totale degli occupati nel comparto in Italia. A seguire il Nord ed il Centro rispettivamente con 14 mila e 11 mila unità di lavoro a rischio.
    In termini di consistenza territoriale, le prime dieci regioni ad essere maggiormente “provate” sarebbero la Campania con una perdita di 8.200 posti di lavoro, la Sicilia (-5.700 occupati), il Lazio (-5.300 occupati), la Puglia (-5.200 occupati), la Lombardia (-3.500 occupati), la Toscana (-3.300 occupati), l’Emilia Romagna (-3.200 occupati), il Veneto (-3.100 occupati), la Calabria (-2.600 occupati) e l’Abruzzo (-2.200 occupati).
    In coda si collocano le rimanenti realtà regionali con un calo stimato complessivo di oltre 8.900 posti di lavoro a rischio: Piemonte e Sardegna con una perdita stimata di circa 1.700 occupati in meno per entrambe. Seguono il Friuli Venezia Giulia (-900 unità), la Basilicata (-800 unità), l’Umbria (-750 unità), il Trentino Alto Adige (-650 unità), la Liguria (-600 unità). In coda il Molise e la Valle d’Aosta con una possibile riduzione rispettivamente di 480 e di 40 posti di lavoro.