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    Mario Oliverio

    Inibizione Anti corruzione per Oliverio. Dicussione davanti al Tar per sospensione

    Era prevista per oggi, e l’udienza è stata puntuale, la discussione davanti al Tar della Calabria il ricorso dei legali del presidente della Regione Mario Oliverio che hanno chiesto la sospensiva del provvedimento di inibizione dalle nomine per tre mesi, che il Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza, dando seguito al provvedimento emesso dall’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) Raffaele Cantone, ha comminato al presidente.

    La decisione, considerata la necessità di avere certezza per l’operato del presidente Oliverio, potrebbe essere resa nota già in giornata.

    Nel corso dell’udienza, i legali di Oliverio, gli avvocati Alfredo Gualtieri e Oreste Morcavallo, sono entrati nel merito della vicenda, ma, su richiesta dello stesso collegio hanno anche discusso della competenza territoriale dei giudici calabresi e se la competenza a decidere spetti al Tar o al Tribunale. Su quest’ultimo aspetto i legali del Governatore hanno evidenziato come sia lo stesso provvedimento ad individuare i giudici amministrativi come quelli competenti.

    Il provvedimento di inibizione dalle nomine era stato chiesto dall’Anac in relazione alla nomina del commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria Santo Gioffrè, avvenuta nel marzo scorso.

    I legali di Oliverio, però, avevano chiarito che la decisione era “Palesemente illegittima con ‘forzature’ interpretative della norma inammissibili”.

    La situazione, secondo i due avvocati, rappresenterebbe un “pregiudizio grave ed irreparabile, da eliminare subito” con una pronuncia in via d’urgenza da parte del presidente del Tar da confermare, poi, in sede collegiale nella prossima camera di consiglio. I due, infatti, hanno chiesto che l’interdittiva nell’attesa della decisione fosse sospesa, ma il Tar ha deciso per una udienza molto vicina nel tempo, il 15 ottobre, nella quale si deciderà su tutto. Dei contraccolpi politici da sventare e dell’immagine da preservare si parla nelle 43 pagine del ricorso. Oliverio “al fine di mettere ordine al disastrato settore della sanità ha ‘contribuito’ ad adottare, nella qualità di Presidente, la deliberazione della giunta del 20 marzo formulata – viene sottolineato – sulla base dell’istruttoria compiuta dalla relativa struttura il cui dirigente si è espresso sulla regolarità amministrativa dell’atto di individuazione dei commissari delle Asp e delle Ao e, tra questi, del dott. Santo Gioffrè per l’Asp di Reggio. A distanza di oltre 5 mesi è pervenuta a Oliverio senza alcuna preventiva ‘contestazione’ o ‘segnalazione’ una nota del 4 settembre a firma del presidente dell’Autorità Anticorruzione, Cantone, indirizzata anche alla responsabile anticorruzione della Regione, che ha rilevato la inconferibilltà relativamente alla nomina del commissario Gioffrè, stante la analogia della figura del commissario con quella di direttore generale di Azienda Sanitaria, cui è inconferibile l’incarico se, come nel caso del Gioffrè, il nominando è stata candidato a sindaco di un Comune compreso nel territorio dell’Asp”. Da qui l’iter che ha portato all’annullamento dell’incarico di Gioffrè e all’interdizione di tre mesi a Oliverio. Tutti atti illegittimi secondo i difensori del Governatore, che scrivono “già in prima battuta ha completamente errato la procedura da seguire” emanando “una delibera dispositiva con conclusioni definitive e intangibili e conseguenti obblighi e sanciti a mo’ di ‘ordine’ al responsabile regionale anti corruzione”. Un “palese strappo istituzionale contra legem” poiché il provvedimento di sanzione viene deciso prima del contraddittorio. Poi Cantone ha raddrizzato ll tiro nella seconda delibera introducendo la necessità del confronta. Ma “una sanzione deve essere comminata solo in ipotesi di concreta ‘colpa’”. Nel caso di Oliverio tale colpa secondo i due legali non sussisterebbe visto che “ha agito previo approfondito accertamento della situazione e dopo la formale conferma da parte del proprio apparato burocratico in ordine alla piena legittimità dell’incarico. Risulta assente, pertanto, l’indefettibile presupposto deIla ‘colpa’, senza il quale non risulta applicabile alcuna sanzione”.