Di Marina Malara – Non c’è italiano che in questo momento non si domandi cosa fare di fronte alla prossima bistecca. “Confusi e in-felici” direbbe Carmen Consoli. Infelici perché non sarà semplice rinunciare a quelle belle grigliate di carne in giardino, ai Wurstels, alle salsicce (i reggini come faranno il prossimo settembre??!!), agli insaccati che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha inserito nel gruppo 1 cioè classificate come “sicuramente cancerogene per l’uomo”, in compagnia di arsenico, alcol e sigarette. Tutto emerge, secondo gli studiosi, dalle evidenze relative al cancro del colon-retto e a quello dello stomaco. Leggermente diversa la classificazione per la carne rossa fresca, che risulta lievemente meno pericolosa dei lavorati come “probabilmente cancerogena per l’uomo” (gruppo 2°). Con questo nostro approfondimento vogliamo fare chiarezza quanto più possibile sulla questione per poter decidere poi autonomamente sulle scelte da fare.
La nuova classificazione
La notizia che, inutile negarlo, ci ha scosso un po’ tutti, viene fuori grazie alla nuova classificazione, pubblicata sulla rivista The Lancet Oncology, dei risultati cui è giunto un gruppo di scienziati che ha passato in rassegna oltre 800 studi condotti in vari continenti sul legame tra cancro e consumo di carne rossa, fresca e processata. Ma l’invito alla calma degli oncologi italiani è stato immediato proprio per evitare allarmismi. «L’Oms – spiega Carmine Pinto, presidente dell’associazione italiana degli oncologi (Aiom) – dice cose che in gran parte già sappiamo, e nessuno si sogna di vietare il consumo di carne: come per tutti gli alimenti, serve equilibrio».
“Probabili cancerogeni” le carni lavorate
Ma cosa sono le carni lavorate? Tutte le carni che sono andate incontro a dei trattamenti per la conservazione, per esempio con conservanti chimici, affumicate, essicate o salate. Sono carni lavorate i salumi, i prosciutti, gli insaccati, la pancetta. Sono classificate come rosse le carni di manzo, agnello, maiale, cavallo. È invece carne bianca il pollame, il tacchino, il vitello. Le bistecche e gli hamburgers sono carni rosse non lavorate, quindi meno nocive. Nel report si legge anche che 50g di carne lavorata al giorno, l’equivalente di una salsiccia, aumenta la probabilità di sviluppare il cancro del colon del 18 per cento. «Per una persona, il rischio di sviluppare cancro all’intestino a causa del consumo di carne processata resta piccolo, ma aumenta in proporzione alla carne consumata», ha dichiarato il dottor Kurt Straif, capo dello Iarc Monographs Programme.
Le malattie provocate
Gli scienziati oggi concordano sul fatto che seguire una dieta ricca di proteine animali, soprattutto carni rosse, aumenti il rischi di patologie come diabete, problemi cardiovascolari, obesità e cancro. Lo studio epidemiologico condotto su mezzo milione di persone di 10 paesi europei ha evidenziato un’associazione tra malattie cardiovascolari e per il cancro, soprattutto al colon-retto e al seno. Ma va specificato che nessuna patologia è causata “soltanto” dal consumo di carne rossa.
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