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    Oliverio in direzione Pd: ‘Sud significa Mediterraneo. Il Governo non lo scordi’

    “Il Mezzogiorno da almeno un quindicennio è stato cancellato dall’attenzione del Paese. E, nel corso di questi anni, c’è stato un progressivo aggravamento della condizione economica e sociale e un progressivo allargamento del “gap” tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese”. Risponde così il governatore della Calabria, Mario Oliverio, alle parole del Premier Matteo Renzi, nel corso della direzione nazionale del Pd.

    “Vorrei ricordare che nel 2008, l’anno dell’inizio della crisi più acuta che hanno vissuto l’Europa ed il nostro Paese, c’ è stata un’ulteriore linea di demarcazione che ha accelerato questo aggravamento e questo gap”.

    Oliverio non dimentica il rapporto Svimez e sottolinea: “A proposito dei dati che ci offre la Svimez, ce ne sono alcuni che sono addirittura edulcoranti della realtà. E mi riferisco, per esempio, al dato della disoccupazione giovanile. La Svimez ci dice che solo un giovane su quattro lavora nel Mezzogiorno. Ci sono alcune realtà come la mia, come la Calabria, in cui le condizioni di disoccupazione sono largamente più gravi. E’ stato questo un processo che nel corso degli anni ha determinato progressivamente questa condizione.
    Per non parlare della povertà. In Calabria nel solo triennio 2011-2013 179 mila persone hanno abbandonato la Calabria e sono, in grande parte, giovani e ragazze.
    Nel solo 2013 14mila giovani sono andati fuori mantenendo la residenza in Calabria.
    Questo è il viatico di un fenomeno che tende ad allargarsi e a determinare una condizione di desertificazione. Altro che ribellismo! Il vero problema con cui dobbiamo fare i conti non è la protesta sociale, ma il fenomeno della desertificazione sociale”.

    E va oltre analizzando quelle che sono secondo lui le ragioni di un distacco così netto tra Nord e Sud: “Nel fenomeno del leghismo c’è stata, a mio parere, una concentrazione di egoismi territoriali che ha proposto una “questione settentrionale” che c’è, esiste e sarebbe sbagliato rimuoverla. Questa “questione”, però, è stata assunta con un approccio sbagliato nel corso degli anni perchè ha riproposto una visione dualistica della crescita e dello sviluppo del Paese.
    E, allora, dare una risposta a questa questione significa assumere una impostazione che guardi alla crescita complessiva del Paese e al Mezzogiorno come risorsa, come grande potenzialità.
    Dico questo non in modo astratto, ma perché sono modificate le condizioni di contesto.
    Oggi parlare del Mezzogiorno non significa riproporre la vecchia “questione meridionale” per come è stata affrontata nell’immediato dopoguerra. Oggi parlare del Mezzogiorno come risorsa per il Paese significa proiettarsi verso il Mediterraneo, verso la riva Sud del Mediterraneo, la nuova frontiera dello sviluppo.
    In questo quadro dobbiamo guardare al Mezzogiorno come risorsa ed essere consequenziali, assumendo nelle strategie nazionali il Mezzogiorno come punto da cui partire. Non per riproporre, ammesso che ce ne fossero le condizioni economiche e i margini, vecchie e fallimentari ricette. Il Mezzogiorno non ha bisogno di assistenzialismo. L’assistenzialismo è stato il primo nemico del Mezzogiorno, perché ne ha ripiegato e mortificato le potenzialità”.

    Arriva poi, analizzando una serie di proposte utili alla Calabria, dalla Zes, alla banda larga, senza scordare la risorsa “Porto di Gioia Tauro”, a parlare di Alta Velocità: “Non è possibile pensare ad un Paese che cresce insieme, se da Reggio Calabria a Roma si impiega ancora il doppio del tempo che si impiega da Roma e Milano. Non è più concepibile questo stato di cose e mi ha fatto molto piacere che tu abbia posto questa questione. Nella legge di stabilità noi dovremo assumere la TAV fino a Reggio Calabria per la Sicilia. Dobbiamo assumerla come l’infrastruttura che dovrà consentire la ricomposizione del Paese e anche la sua proiezione verso il Mediterraneo”.

    Il Pd, ha concluso Oliverio, ha una grande responsabilità “la responsabilità del governo del Paese e di tutte le regioni del Mezzogiorno. Su questo terreno ci giocheremo grande parte della prospettiva e del futuro. Sul terreno della capacità di rimettere in moto, di accendere un nuovo sviluppo auto propulsivo del Mezzogiorno noi ci giochiamo molto. Credo che anche le scadenze che abbiamo davanti devono essere al centro della nostra attenzione e credo che il confronto, spostato su questo terreno, di per sé libererà il campo dal politicismo, dalle strumentalizzazioni strumentali e da una discussione interna che, invece di liberare le potenzialità dell’iniziativa del Pd, rischia di comprimerle e di farle implodere. Il Mezzogiorno c’è. Ci sono amministratori del Pd che vogliono, attraverso nuove pratiche di governo e discontinuità rispetto al passato, contribuire a fare crescere la terra e le comunità che amministrano e dare un contributo alla crescita di tutto il Paese perché il Mezzogiorno da problema possa diventare risorsa. E’ una sfida grande, una sfida per la quale vale la pena impegnarsi.