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    La sanità calabrese non rispetta la concorrenza: il Garante bacchetta Scura

    di Stefano Perri – La ripartizione del fondo sanitario riservato all’accreditamento delle strutture private è basata su criteri che non tutelano la concorrenza e non consentono lo sviluppo delle strutture più efficienti. E’ quanto sostiene l’Agcm, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha inoltrato ha inoltrato un formale ricorso al Tar della Calabria contro il commissario ad acta per il piano di rientro Massimo Scura, per l’annullamento del Decreto che determina i tetti di spesa per le prestazioni di assistenza specialistica da privato relativo all’annualità 2014.

    Diverse sono state nel tempo le sollecitazioni avanzate dall’Autorità Garante nei confronti dei diversi commissari che si sono succeduti al vertice della sanità calabrese. Oggetto dell’iniziativa è sempre la delibera che stabilisce i tetti per la ripartizione dei fondi di accreditamento alle strutture private. Secondo il Garante i criteri utilizzati, in particolare quello della ”spesa storica”, non rispetta il principio di libera concorrenza nel mercato privato delle strutture sanitarie. Ciò che si imputa alla Regione è la continuità nel tempo dei budget assegnati, che ”garantisce” gli operatori già presenti sul mercato e non consente una ripartizione meritocratica in relazione alle prestazioni delle diverse strutture.

    La prima sollecitazione risale al 2013. In quella occasione l’Autorità del Garante, aderendo alle sollecitazioni che arrivavano da più parti, scriveva all’allora Presidente della Giunta Scopelliti per far presente ”alcune osservazioni” in relazione al sistema di ripartizione dei fondi del Sistema Sanitario ”tra i laboratori di analisi e le strutture di specialistica ambulatoriale accreditati”.
    La principale criticità riguarda appunto ll’uso del criterio della ”spesa storica”, che ”solleva criticità di natura concorrenziale in quanto, attribuendo a ciascuna struttura privata accreditata sostanzialmente lo stesso budget dell’esercizio precedente, cristallizza di fatto le posizioni degli operatori preesistenti sul mercato e non consente un adeguato sviluppo delle strutture maggiormente efficienti”.

    Il Garante suggerisce poi di sostituire il criterio della spesa storica con altri criteri come ad esempio la dislocazione territoriale, le potenzialità di erogazione con riferimento alla dotazione tecnologica, le unità di personale qualificato, la modalità di prenotazione e di accesso alle prestazioni sanitarie, la correttezza dei rapporti con l’utenza. Criteri – si legge nella lettera ufficiale a firma del presidente dell’Autorità Giovanni Pitruzzella – ”ispirati al principio di non discriminazione, alla valorizzazione del livello di efficienza della singola struttura nonché all’effettivo soddisfacimento delle esigenze della domanda”.

    Successivamente il Garante torna sulla questione alla fine del 2014. In una nuova comunicazione, sempre a firma del Presidente Pitruzzella, inviata all’allora Commissario Luciano Pezzi, dopo aver analizzato ”i dati relativi alla produzione dell’anno 2013” ed ”accertato o meno il raggiungimento dei budget assegnati”, osserva nuovamente che ”la prassi dell’assegnazione dei fondi pubblici alle strutture private convenzionate in funzione della spesa storica è stata già oggetto di numerosi interventi segnalatori” ed in più occasioni ”l’Autorità ha evidenziato che l’utilizzo del criterio di spesa storica integra una violazione dei principi a tutela della concorrenza nella misura in cui elimina qualsiasi incentivo a competere tra le strutture accreditate […] e attribuisce ad imprese già titolari di diritti speciali un indebito vantaggio concorrenziale”, in quanto ”cristallizza di fatto le posizioni degli operatori pre esistenti sul mercato e non consente un adeguato sviluppo delle strutture maggiormente efficienti”, attribuendo ”ad imprese già titolari di diritti speciali un indebito vantaggio concorrenziale”.

    Da due anni a questa parte dunque il Garante segnala alla Regione la necessità di intervenire sul criterio di ripartizione dei fondi. Richieste alle quali, però, neanche il nuovo Commissario Massimo Scura, nominato dal Governo all’inizio dello scorso mese di marzo, ha ancora inteso rispondere. Tanto da convincere l’Autorità Garante a passare alle vie di fatto, mettendo da parte diffide e comunicazioni ufficiali e chiamando in causa direttamente il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, che adesso avrà il compito di esprimersi sulla questione.