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    I Comuni non riescono a riscuotere. Reggio in fondo a classifica

    di Clara Varano – Differenza tra quanto si deve ricevere e quanto in realtà viene pagato. E’ la nuova indagine del Sole 24 Ore, che fa le pulci ai Comuni capoluogo di provincia per quel che concerne la riscossione dei tributi. Sì perchè ci sono due indicatori che i comuni hanno l’obblico di compilare. Uno di previsione ed uno reale. Quello di previsione indica il quantum un Comune deve effettivamente ricevere dai suoi contribuenti, comprensivo di Imu, tributi vari, asili nido e mense scolastiche. Quello reale, invece, racconta, come chiarisce anche il termine stesso, la vera realtà dei fatti, cioè, quanto effettimanente il Comune da quelle previsioni incassa.

    In base all’analisi fatta dal S24O, di Gianni Trovati, in Calabria i “bad municipality”, cioè i cattivi riscossori, non mancano. Nei bilanci locali la colonna delle entrate poggia sugli accertamenti, cioè sulle entrate che si prevede di raccogliere ne corso dell’anno, poi nel consuntivo che si prepara nella primavera successiva si verifica quanti di quegli euro sono effettivamente arrivati nelle casse. E qui iniziano i guai per i nostri capoluoghi di provincia. Il governo infatti con la riforma dei bilanci impone agli enti locali di calcolare le mancate riscossioni degli ultimi anni e di costituire un fondo di garanzia per coprire i buchi che si creano quando gli incassi sono previsti sulla carta ma non arrivano in cassa. Nel fondo di garanzia confluiscono risorse che non possono essere utilizzate per la spesa corrente e più è grande la forbice tra il previsto ed il reale, più grande sarà il fondo di garanzia.

    In un centinaio di comuni si arriva a perdere più del 30% delle entrate previste, tra questi ci sono Reggio Calabria e Cosenza, dove le riscossioni effettive si sono fermate rispettivamente 61,3% e al 57,3% della cifra accertata, cioè messa a bilancio, per il periodo che va tra il 2008 e il 2012. Il Comune calabrese con maggiore capacità di riscossione, calcolata nel solo anno 2013, è Catanzaro, che ha riscosso il 78,2% dei 34,9 milioni di euro previsti. Cosenza e reggio restano sempre in fondo alla Classifica. Reggio Calabria chiude addirittura l’elenco con solo il 40,9% di tributi riscossi su 124,6 milioni di euro dovuti. Non arriva nemmeno alla metà.

    I residui attivi sono una montagna di soldi che la Corte dei Conti stima, in tutta Italia, in 32,4 milioni di euro. In Calabria la cifra è circa sui 119 milioni di euro che i Comuni non riescono ad incassare ed è questo il numero che conta perché sono gli accertamenti ad autorizzare le spese, ma sono gli incassi effettivi ad autorizzarle davvero. Quindi, le mancate riscossioni si possono trasformare in buchi di bilancio o in ritardi dei pagamenti. Gli scivoloni principali si incontrano nelle entrate extratributarie, per intenderci, multe e tariffe. Anche in questo capitolo le città calabresi fanno molto male. Cosenza chiude la classifica con una capacità di riscossione pari al 16%. Ci sono poi Catanzaro (23,2%), Reggio Calabria (24%), Vibo Valentia (32,6%). Meglio fa solo Crotone che supera la metà della Classifica, al 40esimo posto, e raggiunge il 65%.

    E pensare che si parla di città che hanno sfiorato il dissesto finanziario evitandolo solo grazie al salvagente del predissesto introdotto nel 2012 dal Governo Monti. Un salvagente che, però, non è stato gratuito per le nostre care città e che pesa sui contribuenti. Per sostenere le casse in sofferenza, infatti, i Comuni presentano o hanno presentato un piano di rientro decennale che se viene accettato dà accesso ad un prestito, che “strozza” per gli anni a venire i cittadini che regolarmente pagano le tasse, quelli che ne fanno sempre le spese, visto che per riportare i conti in equilibrio, oltre ai tagli alle spese, inevitabilmente, ogni amministrazione pensa a portare al massimo tasse e tariffe per rinforzare la colonna delle entrate. Eh certo, perché si sa, quando la riscossione non funziona le aliquote e le tariffe possono anche raggiungere cifre esorbitanti…