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    Frodi alla spesa pubblica: in Calabria fiumi di denaro in tasca alle cosche

    di Stefano Perri – E’ 125 milioni di euro la somma complessiva di contributi pubblici indebitamente percepiti e scovati dalle Fiamme Gialle calabresi nel 2014. Una cifra enorme, sottratta dai flussi di finanziamento dell’Unione Europea o dei Ministeri, alla quale va aggiunta la somma di 40 milioni di euro di frode accertata nella spesa previdenziale, e di 100 milioni di euro di danno erariale. Migliaia le persone denunciate: circa 500 per i finanziamenti illeciti, 3200 per le frodi nel settore delle pensioni, 400 sui danni erariali e più di 2500 per prestazioni sociali agevolate e ticket sanitari.
    Numeri che danno la dimensione di un fenomeno enorme, ed in netta espansione. Soprattutto considerando le gravose difficoltà alle quali sono andate incontro negli ultimi anni le pubbliche amministrazioni. Sempre più risorse vengono drenate dai flussi legali ed immesse nella bolla economica della ‘ndrangheta.

    L’enorme mole di denaro che ogni anno giunge in Calabria sotto forma di finanziamenti pubblici, investimenti in appalti o nel settore sociosanitario rappresenta per le cosche una vera e propria gallina dalle uova d’oro. Per le ‘ndrine calabresi si tratta di una delle fonti di approvvigionamento maggiore, insieme a quella traffico internazionale di stupefacenti.
    E la vigilanza nel settore della spesa pubblica rappresenta uno dei settori di intervento principali per la Guardia di Finanza calabrese. Specie se si considerano gli enormi interessi della criminalità organizzata nell’ambito dei finanziamenti e delle erogazioni pubbliche, con una sempre maggiore pervasività nella pubblica amministrazione. E’ qui, tra l’altro, che va a saldarsi quel rapporto perverso con i colletti bianchi che rappresenta la marcia in più per la criminalità calabrese. Quattro i settori di principale interesse focalizzati dalle Fiamme Gialle, individuati con la presentazione dei risultati relativi al 2014: i contributi alle imprese provenienti dall’Europa o dallo Stato, i finanziamenti ai servizi sanitari, le risorse destinate agli appalti pubblici e quelle per il sistema previdenziale.
    Le imprese mafiose sono sempre più competitive, si avvalgono di professionisti del settore finanziario e commerciale, saldano rapporti con la politica  e la burocrazia, riescono ad inserirsi nei flussi di finanziamento, sottraendo risorse al circuito economico legale. Ed in questo modo contribuiscono in maniera sensibile al progressivo impoverimento del tessuto sociale calabrese.

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