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    Rifiuti in Calabria: da una proroga all’altra, l’emergenza nell’emergenza

    di Stefano Perri – La proroga dell’emergenza, nell’emergenza. I rifiuti in Calabria continuano ad essere un problema irrisolto. Un’emergenza, si direbbe, appunto. Se non fosse che si tratta di un’emergenza che dura ormai da quasi 20 anni e che però continua ad essere affrontata navigando a vista, tra una criticità e l’altra.

    Già durante la scorsa legislatura regionale quello dei rifiuti, insieme al tema della sanità, era stato una delle patate più bollenti per il Governatore Scopelliti. Con la fine della gestione commissariale ed il passaggio delle competenze al Dipartimento Ambiente, guidato per quasi due anni dall’Assessore Pugliano, i problemi non si erano risolti. Anzi, sotto certi aspetti addirittura acuiti, anche per le criticità finanziarie nei rapporti con le società titolari della gestione degli impianti, Daneco su tutte, e le difficoltà strutturali della più grande discarica presente in Calabria, quella di Pianopoli nel Lametino, alle prese un giorno si e l’altro pure con guasti, ritardi e disfunzioni.

    Provvedimenti tampone
    Una situazione di stallo assoluto, ereditata dalla gestione commissariale, che definire disastrosa è davvero un eufemismo, al quale la Giunta Scopelliti aveva reagito con poca lungimiranza, puntando su provvedimenti tampone come l’ordinanza speciale per il ricorso agli impianti privati, l’invio dei rifiuti in altre regioni o addirittura all’estero, con costi esorbitanti per le casse regionale ed infine l’ordinanza per l’aumento del 50% della soglia di conferimento e l’autorizzazione alla ricezione di rifiuti speciali. Un provvedimento rinnovato per 45 giorni, sul finire della legislatura dalla Presidente facente funzioni Antonella Stasi e lasciato appeso in attesa dell’insediamento dei nuovi inquilini a Palazzo Alemanni.

    Il nuovo (?) corso Oliverio
    Ma il neo Governatore Oliverio non sembra aver inaugurato il nuovo corso sotto diversi auspici. Centrodestra e centrosinistra in questo caso, si sono dati la mano camminando su binari paralleli e procrastinando il problema in attesa di ”tempi migliori”. Addirittura il primo, primissimo provvedimento firmato dal neo Governatore, poco prima di Natale ed ancora prima dell’insediamento del Consiglio, è stata una proroga proprio nel settore dei rifiuti. Anzi, una proroga della proroga. Ancora le soglie di conferimento aumentate, ancora l’autorizzazione alla ricezione dei rifiuti speciali per gli impianti del Catanzarese. Una sorta di certificazione del fatto che negli ultimi mesi, poco o nulla era stato fatto per mettere le mani sull’organizzazione complessiva del sistema dei rifiuti in Calabria.

    Ma c’è un dettaglio che non può non sfuggire a chi la logica la applica anche a contesti spesso surreali come quelli creati dalla politica. Prorogare l’aumento delle soglie di conferimento non è solo un semplice rinvio del problema. Significa riempire molto più velocemente i contenitori oggi disponibili per lo smaltimento dei rifiuti. Ad esempio la discarica di Pianopoli, dove si conferiscono oggi anche rifiuti non trattati e che quindi occupano molto spazio in più rispetto all’ordinario. La scena assomiglia da vicino ad un omino in mezzo alle sabbie mobili che invece di mantenere la calma, continua ad agitarsi ed affonda, velocemente, sempre più velocemente.

    E c’è di più. Cosa di più? Una proroga naturalmente. Alla seconda riunione utile del Consiglio Regionale, quella dedicata alla riforma dello Statuto, Oliverio trova il tempo di far approvare una nuova legge che di fatto proroga la possibilità, facoltativa certo, ma utilizzata spesso e anche volentieri, di far ricorso agli impianti privati per lo smaltimento dei rifiuti. La nuova scadenza è fissata per il prossimo 31 dicembre. Ancora un anno davanti, per fare cosa? Ce lo dirà Oliverio, si spera.

    ”Sistema di potere da tutelare e prorogare ad ogni costo”
    Sta di fatto che la Calabria è la stessa regione della quale fino al 2011 si è occupata la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, con una valutazione finale che ricalca quanto già certificato dalla Corte dei Conti di Catanzaro, che aveva, a proposito della gestione commissariale, parlato di ”fallimento di un’esperienza che invece di produrre scelte rapide e definitive, introduce conflitti istituzionali devastanti e incomprensibili, tanto più che si è riscontrata la totale assenza di pubblicità, correttezza e trasparenza nell’attribuzione degli incarichi esterni”.

    Una tesi sostenuta anche dai Carabinieri del Noe. ”Lo stato emergenziale nella regione Calabria – scrivevano i militari nella loro relazione tecnica – invece di rappresentare una concreta risorsa per la collettività – ingenti risorse, poteri straordinari celerità nelle procedure amministrative e tutti gli altri strumenti di cui dispone la struttura commissariale – ha rappresentato un sistema di potere, da tutelare e prorogare ad ogni costo e per più tempo possibile, basato sugli appalti, sulle consulenze esterne e su tutti quei meccanismi di potere che caratterizzano un istituto emergenziale che, in alcuni casi, ha creato più danni di quelli rinvenuti all’atto dell’insediamento o del subentro in luogo di alcune amministrazioni locali”.

    Per farla semplice entrambi i punti di osservazione, quello della Commissione d’inchiesta come quello del Noe, hanno rilevato come l’approccio emergenziale al problema non solo non aiuta a risolverlo, ma addirittura lo aggrava, procrastinando nel tempo la capitolazione definitiva, e di fatto firmando una cambiale che i calabresi pagheranno a caro prezzo, nel tempo, a danno della loro salute.

    La via d’uscita
    E allora quale la soluzione al problema? Quale la via d’uscita? Anche volendo utilizzare l’alibi della gestione commissariale, che comunque era – sarebbe miope negarlo – in ogni caso legata a doppio filo agli indirizzi burocratici e politici dettati dalle Giunte che nel tempo si sono succedute, è bene ricordare che l’Ufficio del Commissario ha cessato le sue competenze nel marzo del 2013. E cioè 22 mesi fa. E se a questi si aggiungono i 12 mesi di proroga aggiunti da Oliverio si arriva a 34 mesi, quasi tre anni, di stallo totale da quando la gestione è tornata in capo alla Regione. Un’enormità!

    Meglio sarebbe stato utilizzare questo tempo per un’analisi approfondita delle problematiche relative al sistema complessivo dei rifiuti in Calabria. Meglio sarebbe stato indirizzare il timone verso un reale incentivo per l’aumento delle percentuali di raccolta differenziata nei comuni calabresi. Meglio sarebbe stato cominciare a pensare ai rifiuti come una risorsa da sfruttare attraverso il riutilizzo e la vendita dei materiali, piuttosto che come una montagna di polvere da nascondere sotto un tappeto che ormai davvero non la contiene più. Meglio sarebbe stato iniziare a perseguire un piano di razionalizzazione dei costi, nella direzione della strategia rifiuti zero, puntando sulla differenziata porta a porta con contributi regionali. Meglio sarebbe stato, ma non è stato.

    Il tempo passa e la Calabria continua ad annaspare da un’emergenza all’altra, facendo finta di affrontare il problema con l’unico strumento davvero inadatto a risolverlo: le proroghe. E così di proroga in proroga siamo sempre di fronte al solito omino che si agita proprio al centro delle solite sabbie mobili, che ormai davvero gli arrivano fino al collo. E a breve, questo è il rischio, non gli consentiranno più neanche di respirare.

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