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    ‘Ndrangheta in Emilia: regali e night club per gli ”sbirri” amici dei clan

    di Stefano Perri – Poliziotti e Carabinieri infedeli che agivano al limite del favoreggiamento per assistere i sodali dei clan con consigli e notizie sulle indagini in corso. C’è anche questo nelle oltre 1300 pagine dell’inchiesta della Dda di Bologna che ha permesso di ricostruire il complesso sistema delle cosche del crotonese, in particolare del clan dei Grande Aracri, sul territorio emiliano.

    Uomini delle Forze dell’Ordine, tre poliziotti e tre carabinieri, che si mettevano a disposizione degli uomini della ‘ndrina, fornendo consigli e rivelando notizie riservate, ed in cambio, ricevevano regali e favori proporzionali al loro impegno. Televisori, viaggi, ville, computer, cesti di salumi, ma anche la compiacenza delle signorine dei night della Parma bene.

    Tra le figure centrali quella di Antonio Cianflone, Ispettore Superiore di Pubblica Sicurezza in servizio alla Questura di Catanzaro. Un investigatore qualificato”, uomo di punta della Questura, accusato di aver contribuito al rafforzamento dell’associazione mafiosa, pur senza farne parte. In particolare, secondo gli investigatori, Cianflone è in contatto con gli imprenditori Giuseppe Giglio e Palmo Veltrinelli, ai quali forniva informazioni riservate consentendo rafforzare la capacità operativa del gruppo criminale, sia in Calabria che in Emilia.

    Il tutto in cambio di favori e regali ricevuti dai due imprenditori. Televisori, computer, biglietti aerei, soggiorni in alberghi, pranzi, condizionatori, e perfino uno stock di 400 metri quadri di piastrelle, per la ristrutturazione del ristorante Pagus che Cianflone gestiva insieme al collega poliziotto Matacera, Ispettore di Polizia in forza alla Squadra Mobile di Catanzaro, anche lui coinvolto nell’inchiesta della Dda bolognese, con l’accusa di aver favorito la cosca un appalto per la messa in sicurezza del torrente Papaniciaro, vicino Crotone, e di aver fatto accesso in più occasioni alla banca dati delle forze di polizia per rivelare notizie riservate.

    Regali forniti dagli imprenditori legati alla cosca nei confronti dei due uomini che, tra le altre cose, non disdegnavano, durante le loro trasferte in Emilia, di intrattenersi con le signorine di alcuni night club di Parma, reclutate per loro personalmente, ed in qualche caso spedite direttamente in albergo, proprio dall’imprenditore Giglio e dai fratelli Veltrinelli.

    Coinvolto nell’indagine anche il carabiniere Domenico Salpietro, Appuntato scelto dell’Arma in servizio al Nucleo Operativo e Radiomobile di Reggio Emilia. Secondo gli investigatori anche lui forniva consigli, spifferava notizie e si interessava agli affari collaterali gestiti dagli uomini della cosca. Favori ricambiati anche in questo caso con i soliti benefit concessi dai sodali del clan, in particolare con la messa a disposizione di una villa e di una Maserati utilizzata per accompagnare in chiesa la figlia di un collega nel giorno del suo matrimonio.

    Più marginale il ruolo di altri due poliziotti, Maurizio Cavedo, in servizio alla Stradale di Cremona, e Domenico Mesiano, dell’Ufficio di Gabinetto della Questura di Reggio Emilia, e del Carabiniere Alessandro Lupezza, in servizio alla Stazione di Reggio Emilia centrale. Anche loro secondo l’accusa si sono introdotti in più occasioni nel sistema informatico delle forze dell’ordine per acquisire informazioni sul conto di alcuni sodali del gruppo.

    Quello messo in piedi dalla cosca era un vero e proprio sistema di protezione, nell’ambito del quale i rapporti con gli uomini all’interno delle forze dell’ordine, costituivano un pilastro fondamentale. Proprio grazie alle notizie riservate, alle spintarelle fornite dagli agenti di polizia e dai carabinieri infedeli, i sodali del clan orientavano le loro scelte e sviluppavano i loro interessi criminali in Emilia cosi come Calabria.