Denunciali.
Falli quei nomi. Ad uno ad uno.
Liberati.
Mi porto ancora negli occhi l’orgoglio con cui qualche settimana fa mi hai fatto conoscere la tua “creatura”. Non c’era oggetto di cui non mi parlavi come se non fosse stato una specie di figlio per te, o addirittura una parte della tua carne.
Ogni cosa realizzata con cura, tutto sistemato nei minimi particolari.
È tutta la tua vita: l’ho percepito dal tono della tua voce, l’ho visto nel luccichio dei tuoi occhi.
Mi porto dentro, però, anche l’immagine di un uomo che questa vita la sta vivendo a metà, perché da anni, troppi anni, la sta condividendo con il ricatto mafioso.
Non sai più cosa significa la tranquillità; la libertà (se mai l’hai avuta) è ormai un ricordo lontano, e la dignità, permettimi, è una parola che hai cancellato da sempre dal tuo vocabolario.
Mi dici di essere stanco di andare avanti eppure con quei mafiosi continui a conviverci.
Reclami libertà ed invece continui a permettergli di essere i proprietari della tua vita.
Invochi aiuto e li fai ancora agire indisturbati.
Certo, per noi è facile parlare mentre tu senti sul collo il puzzo del fiato mafioso, e ti sembrerà sicuramente irriverente e irrispettoso questo mio invito a denunciare. Ma, credimi, non voglio sminuire le tante difficoltà a cui potresti andare incontro, e neanche intendo sottovalutare il peso criminale dei nomi che hai fatto e dei loro potenti compari con i colletti bianchi, ti chiedo però se hai un’alternativa, una qualunque via d’uscita e se anche lontanamente riesci ad immaginare come sottrarti a quell’abbraccio mortale.
Io alternative non ne conosco e vie d’uscita non ne vedo.
So solo che con la ‘ndrangheta non si tratta, che ti succhieranno anche quel poco di sangue che ti è rimasto, che chissà per quanto tempo ancora continueranno a banchettare impunemente sui sacrifici della tua vita. E so che c’è gente come te che pur fra indicibili difficoltà ha ritrovato la libertà, che qualcuno dei tuoi carnefici in questi giorni tra la Calabria e l’Emilia Romagna è stato portato dietro alle sbarre e che a Catanzaro ci sono giudici e forze dell’ordine che a quei signori non fanno sconti.
A meno che da parte tua non ci sono verità inconfessabili. Ma anche in quel caso, ti chiedo: cosa c’è di più importante di una dignità ormai prostituita e di una libertà largamente barattata?
Pensaci.
Liberati.
don Marcello Cozzi
*Vicepresidente Nazionale Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie





