di Stefano Perri – La prima seduta del Consiglio Regionale ha consegnato alla storia della Calabria un quadro politico profondamente mutato rispetto all’ultima legislatura, interrotta bruscamente dopo la condanna dell’ex Governatore Scopelliti. Alla nuova maggioranza di centrosinistra, già tutt’altro che risicata, si è aggiunto il soccorso (non gratuito s’intende) del Nuovo Centro Destra di Alfano e Gentile. Un accordo politico, è stato definito cosi dallo stesso Gentile, che ha già prodotto due risultati significativi. Da un lato l’elezione del neo presidente del Consiglio Tonino Scalzo, con maggioranza qualificata dei due terzi già alla prima votazione utile. E dall’altro l’elezione alla vicepresidenza di Pino Gentile, che proprio grazie ai voti della maggioranza ha superato i due candidati di Forza Italia Mimmo Tallini e Giuseppe Morrone, che si sono divisi quasi equamente la posta evidenziando una pesante spaccatura interna al principale partito di un’opposizione che, per usare le parole del Governatore Oliverio, appare quantomeno ”disarticolata”.
Un accordo, una sorta di patto di desistenza, tra Ncd e Pd, due forze che livello nazionale siedono allo stesso tavolo di Governo, che però ha lasciato i suoi strascichi all’interno della maggioranza, disorientando qualche consigliere regionale, soprattutto per l’assoluta repentinità dell’operazione. Tra questi Nicola Irto. Il giovane democrat reggino ancora a caldo, pochi minuti dopo la chiusura della prima seduta del Consiglio, ha affidato ad una nota tutte le sue preoccupazioni circa un’operazione sulla quale ha tenuto a denunciare ”assenza di chiarezza”.
Lo scrutinio segreto alla seduta inaugurale della consiliatura ha regalato una prima sorpresa. Ncd ha sostenuto Scalzo e poi ha ricevuto il soccorso della maggioranza per l’elezione di Gentile. Si definisce così l’accordo di desistenza?
Ho detto subito, che il modo in cui è stato eletto il Presidente Scalzo, nome sul quale ci eravamo unificati praticamente tutti i renziani e a cui rinnovo gli auguri che gli ho personalmente fatto, testimonia un accordo con Ncd. C’era una spinta nazionale in questa direzione dato che Alfano fa parte del governo Renzi. Io credo che sarebbe stato meglio affrontare la vicenda in modo pubblico e sotto gli occhi di tutto il centro sinistra e, soprattutto, di tutti i calabresi.
Se consiglieri e organismi del Pd non ne erano a conoscenza, chi lo ha deciso?
Me lo sono chiesto anch’io. Del resto, se lo chiedono tutti. Mi auguro che su questo arrivino risposte.
Il nuovo accordo con il Ncd va visto nell’ottica delle riforme statutarie proposte da Oliverio?
Il centro sinistra ha i numeri per fare da solo tutte le modifiche che servono alla Calabria. Io, però, credo che le modifiche statutarie vadano fatte da maggioranze il più larghe possibili. Le modifiche statutarie sono le regole che valgono per tutti. Non sono di destra né di sinistra, ma democratiche o poco democratiche, tali da aiutare o rallentare quel che si vuol fare. Insomma se il Ncd o altri daranno un contributo alla ridefinizione delle regole sarà una buona notizia. Certo, non era necessario un accordo politico per le regole. Per le regole bastano accordi istituzionali.
Abolizione consigliere supplente, totale discrezionalità sulla scelta degli assessori e formalizzazione del consigliere delegato. Come valuta le tre modifiche proposte dal Governatore Mario Oliverio?
L’istituzione del consigliere supplente è intanto alla verifica della Consulta che, gli esperti sono certi, lo boccerà. Si tratta di un’istituzione barocca per la difesa corporativa dei consiglieri regionali, la cui attività, invece, deve restare un’attività di e al servizio dei cittadini. La scelta degli assessori è di competenza del Presidente da quando viene eletto direttamente dal popolo. Le trattative estenuanti sugli assessori, i bilancini, le mediazioni e gli scambi spesso inconfessabili erano l’anomalia, non il fatto che li scelga il Presidente, che se poi vuole e lo ritiene necessario, può consultarsi coi partiti che lo sostengono. Sull’ultima domanda sappiamo ancora poco. Oliverio ci spiegherà e troveremo la soluzione più giusta. Il punto in queste vicende è se si parte dai bisogni dei cittadini o dalle pretese dei gruppi di potere.
Nuovamente è tornata ad affacciarsi la discussione sulla sede del Consiglio Regionale. Come aveva già dichiarato spostare Regione e Consiglio a Lamezia non deve più essere un tabù?
Non è vero che io abbia mai dichiarato che spostare il Consiglio a Lamezia non deve essere un tabù. Se non capisco male il riferimento è a un mio articolo inviato ai giornali, a fronte di proposte più o meno velate di spostare il Consiglio da Reggio a Lamezia. Ho detto che nulla deve essere tabù quando l’obiettivo è migliorare la Calabria. Ma che, in questo caso, si sarebbe dovuto ri-discutere anche la sede della Regione, cioè il capoluogo o Capitale che dir si voglia, ed ho annotato che, in questo caso, Reggio, che è la città più popolosa della Calabria e per di più città Metropolitana, si candiderebbe a mettere a disposizione dell’intera regione queste sue oggettive potenzialità. Scripta manent e l’articolo chi vuole, e non è in malafede, può andarselo a rileggere. E’ curioso che essendo stato io l’unico a difendere Reggio, fino a stroncare quella discussione, debba risponderne. Avrà notato che dopo quella mia posizione non s’è più parlato di uno spostamento del Consiglio da Reggio. Bene così. Sono giovane, ma siccome non sono nato ieri, in quell’articolo ho anche detto che non mi pare che quello del Capoluogo sia uno dei problemi principali della Regione che sono invece: il lavoro, la precarietà, le nuove generazioni, il porto di Gioia Tauro, i servizi per gli strati più deboli, una strategia per consentirci di creare risorse, ricchezza e soprattutto lavoro, lavoro e poi ancora lavoro.
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