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    Operazione Insubria 2

    ‘Ndrangheta asse Calabria-Lombardia: operazione “Insubria” (I DETTAGLI)

    Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito, nelle province di Milano, Como, Lecco, Monza-Brianza, Verona, Bergamo e Caltanissetta, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Milano Simone Luerti su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 38 indagati (35 in carcere e 3 ai domiciliari) per associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi.

    Gli arresti scaturiscono da un’indagine diretta da Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto della Repubblica coordinatore della Dda di Milano, e dai Sostituti Procuratori Paolo Storari e Francesca Celle.

    L’indagine“Insubria”, avviata negli ultimi mesi del 2012 e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (R.O.S.),ha riguardato tre“Locali” di ‘ndrangheta radicate nelle province di Como (“Locali” di Cermenate e Fino Mornasco) e Lecco (“Locale” di Calolziocorte).

    (GUARDA QUI I VIDEO DEL GIURAMENTO)

    Le tre articolazioni mafiosecolpite dall’operazione odierna sono:

    • il “Locale” di ‘ndrangheta di Calolziocorte (LC), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere MERCURI Antoninodetto “Pizzicaferro” e MANDAGLIO Antonio detto “Occhiazzi”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;
    • il“Locale” di ‘ndrangheta di Cermenate (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere PUGLISI Giuseppe detto “Melangiana” e BRUZZESE Raffaele detto “Gazzosa”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;
    • il “Locale” di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere CHINDAMO Michelangelo, in qualità di “capo locale”.

    Ulteriore conferma emersa dall’indagine “Insubria” è quella che riguardail tramandarsi, ancora oggi, di padre in figlio, delle tradizionali regole di comportamento mafioso, che di fatto dimostrano la natura di antistato della ‘ndrangheta, dotata di proprie regole e di una propria impermeabile struttura subculturale. Sono infatti risultati numerosi i casi di giovanissimi figli o nipoti di alcuni degli ‘ndranghetisti indagati, introdotti all’associazione mafiosa attraverso veri e propri rituali di affiliazione. In un caso si è addirittura accertata l’affiliazione alla ‘ndrangheta, avvenuta nel corso dell’indagine, del figlio ancora oggi minorenne di Salvatore Pietro VALENTE, “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

    Fra gli episodi estorsivi, tentati o consumati, accertati nel corso dell’indagine si segnalano:

    a. quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e Antonio GENTILE, “capo” e “affiliato” del “locale” di Fino Mornasco (CO), in concorso con Giuseppe BERSANI, imprenditore metallurgico di origini brianzole, per aver tentato di estorcere la somma di 270 mila euro ad un avvocato della provincia di Como e ad un commercialista del Canton Ticino. In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini, è stato l’imprenditore BERSANI a dare incarico al capo della locale di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (CO), di recuperare un credito, peraltro indebitamente preteso, connesso a pregressi rapporti commerciali tra la ditta del padre di BERSANI ed una società olandese, i cui interessi erano stati curati, in passato, dai due professionisti vittime del tentativo di estorsione. Nel contesto di tale vicenda, le intercettazioni ambientali hanno tra l’altro consentito di documentare in diretta un sopralluogo presso l’abitazione dell’avvocato comasco, effettuato dal CHINDAMO allo scopo di pianificare un attentato da attuarsi con l’uso di armi da fuoco. L’azione delittuosa veniva scongiurata grazie ad una manovra diversiva appositamente attuata con il contributo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Como;

    b. quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e Giuseppe PUGLISI, rispettivamente “capo locale” di Fino Mornasco (CO) e di Cermenate (CO), per aver tentato di estorcere la somma di 150 mila euro al titolare di un’azienda elettrotecnica di Cermenate (CO). Gli indagati hanno dapprima intimidito la vittima inviando alcune missive minatorie contenenti anche alcune cartucce e poi hanno avanzato la richiesta di denaro, a fronte della loro “protezione”;

    c. quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e l’imprenditore Renato MIRANDI, per aver estorto la somma di 2 milaeuro ad un imprenditore di Lurate Caccivio (CO), titolare di varie aziende, tra le quali un’agenzia di viaggi ed una scuola guida. Come nel caso precedente, gli indagati hanno dapprima intimidito la vittima con telefonate e missive anonime, per poi avanzare la richiesta di denaro, a fronte della loro “protezione”. Anche in questo caso, come in quello riguardante l’avvocato comasco ed il commercialista svizzero, le intercettazioni ambientali hanno consentito di documentare in diretta e quindi scongiurare grazie ad un diversivo, la pianificazione di un attentato con armi da fuoco in danno dell’agenzia di viaggi di proprietà della vittima, con sede a Villa Guardia (CO);

    d. quello di cui risponde salvatore IACOPETTA, “affiliato” al “locale” di Fino Mornasco (CO), per aver tentato di estorcere la somma di 8 mila euro all’anno, al titolare di una concessionaria d’auto di Fino Mornasco. L’indagato, in concorso con altri soggetti da identificare, ha dapprima tentato di intimidire la vittima inviando una missiva minatoriaed un smse poi ha avanzato la richiesta di denaro in cambio di “protezione”.

    Infine, durante le perquisizioni condotte questa notte nel corso dell’operazione:

    • è stato arrestato in flagranza, per il possesso illegale di una pistola, Massimo IACOPETTA, 36 anni, nato a Locri (RC) eresidente a Vertemate con Minoprio, nella cui abitazione è stata rinvenuta e sequestrata una pistola . IACOPETTA era indagato in stato di libertà e destinatario solo di una perquisizione, poichè dalle intercettazioni effettuate durante le indagini erano emersi indizi circa il possesso da parte sua di armi illegalmente detenute;
    • sono state sequestrate ulteriori 2 pistole illegalmente detenute, rinvenute in casa di Antonio GENTILE e di Michelangelo PANUCCIO entrambi sottoposti a perquisizione in quanto destinatari della misura cautelare in corso di esecuzione;
    • sono stati rinvenuti diversi manoscritti contenenti formule di giuramento e di affiliazione alla ‘ndrangheta.