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    Ecomafia, rapporto 2014 Legambiente: ”Reggio 3a per reati nel ciclo dei rifiuti” (MAPPA)

    Presentato il rapporto 2014 sulle ecomafie, di Legambiente. Secondo quanto rilevato dalla onlus, il numero dei reati perpetrati a danno dell’ambiente si è ridotto nell’ultimo anno, aumenta, tuttavia la pericolosità, dei reati e viene ridisegnata allo stesso tempo la geografia del crimine ambientale, dove pesano sempre di più gli illeciti relativi al settore agroalimentare, addirittura raddoppiati in un anno, il ciclo dei rifiuti (+14,3% rispetto al 2012) e le illegalità commesse ai danni della fauna (+6,6%). Cresce anche l’incidenza dei reati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, arrivata al 47%, con la Campania, segnata dal dramma della Terra dei fuochi, sempre al primo posto della classifica nazionale, seguita da Sicilia, Puglia e Calabria.

    Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) sono stati commessi quasi il 47% degli ecocrimini (ancora in
    crescita rispetto al 2012, quando era del 45,7%), a sottolineare il ruolo tutt’altro che marginale delle famiglie mafiose nel controllo del territorio. È la Campania, come ogni anno, la regina assoluta della classifica per numero di reati ambientali, con ben 4.703 contati, raggiungendo da sola più del
    16% di quanto è stato accertato in tutto il paese; questa regione mantiene pure il poco invidiato record di persone denunciate, 4.072, di arresti, 51, e di sequestri effettuati, 1.339. Seguono la Sicilia con 3.568 reati accertati, la Puglia con 2.931 e la Calabria con 2.511.

    Nel ciclo dei rifiuti si assiste a una continua metamorfosi del modus operandi dei trafficanti, che senza abbandonare il classico sistema di trasporto e smaltimento illecito, si sono lanciati in massa verso altri modelli criminali, sicuramente più moderni e redditizi. Passando invece all’intero spettro dei reati accertati nel ciclo dei rifiuti la Campania è la regione con il più alto numero di reati accertati in questo settore, 953, quasi il 17% sul totale nazionale; seguita dalla Puglia con 469 reati e dalla Calabria con 452. La Lombardia guadagna il quarto posto in classifica, scavalcando con 448 reati addirittura la Sicilia (423).

    Leggendo i dati su scala provinciale, Napoli è quella con il più alto numero di reati accertati, 538, seguita da Roma (229), Reggio Calabria (191), Salerno (179) e Ancona (177).

    Anche nel ciclo del cemento non si riesce a voltare pagina e si è costretti a raccontare sempre la stessa storia di un paese sfregiato e umiliato dall’uso criminale delle betoniere. Il mattone selvaggio è servito in alcuni contesti per coltivare consenso, anche elettorale, e spalancare le porte alle ditte di mafia. Questo spiega, in parte, lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata dei tanti comuni italiani. A livello regionale, è la Campania, come al solito, prima per numero di reati accertati, 838, più del 15% sul totale nazionale. Segue la Puglia, anch’essa stabilmente al secondo posto della classifica con 603 reati (ha anche il record di arresti, ben 14), subito dopo la Calabria con 602 infrazioni, il Lazio, 468, e la Sicilia, 392. Anche quest’anno la Toscana mantiene la sesta posizione con 330 reati, seguita dalla Sardegna, 300, mentre la Lombardia è ancora una volta la prima regione del Nord nel ciclo illegale del cemento, con 265 reati accertati.

    A destare quest’anno forti preoccupazioni, inoltre, è principalmente l’intero settore agroalimentare, sia per i risultati numerici delle attività investigative sia per il profilo dei soggetti coinvolti. Controllare le terre agricole significa controllare alcune produzioni di spicco del nostro settore agroalimentare, quindi, anche aspirare a essere destinatari di fondi pubblici previsti per sostenere l’economia delle regioni del sud classificate a Obiettivo convergenza (fondi strutturali 2007-2013 e in previsione quelli 2014-2020). L’olio extra vergine di oliva, con il suo alto valore, è una delle produzioni più rischio. A novembre del 2013 ancora la Dia, di Reggio Calabria, ha sequestrato beni per un valore di oltre 350 milioni di euro appartenenti a tale Vincenzo Olivieri.

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