
di Stefano Perri – La Calabria nuovamente sull’orlo dell’apocalisse rifiuti. Si riaffaccia su tutta la regione l’incubo di una nuova emergenza sanitaria. Da qui a dieci giorni infatti, come confermato
ieri dalle parole dello stesso Assessore all’Ambiente Francesco Pugliano, le città potrebbero tornare ad essere sommerse dai rifiuti.
Cumuli di immondizia ingombrano ormai tutte le strade della regione, ma le prospettive per i prossimi giorni potrebbero essere addirittura peggiori. Nelle città torna attuale la piaga dei roghi di immondizia a bordo strada, che mettono a serio rischio la salute dei cittadini costretti a respirarne le esalazioni tossiche. In molti Comuni si fatica già a sgomberare i punti sensibili – ospedali, scuole ed uffici pubblici – e nei prossimi giorni la situazione potrebbe nuovamente precipitare, abbattendosi sui territori con conseguenze ancora più disastrose.
La frana di Pianopoli ha messo nuovamente a nudo tutti i limiti di un sistema regionale che fa acqua da tutte le parti. Sulle strade di tutta la regione si accumulano ormai da due anni montagne di immondizia e le dichiarazioni rilasciate ieri dall’Assessore all’Ambiente Francesco Pugliano non lasciano certo ben sperare. La frana all’ingresso del più grande impianto della regione, quello di Pianopoli appunto, terminale ultimo di scarico per migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la Calabria, potrebbe rappresentare la spinta definitiva per far ripiombare la regione nel baratro. Il rischio è che siano vanificate anche le ”forzature” del Governo regionale che negli ultimi sei mesi ha varato una serie di provvedimenti speciali, in parte poi ritirati, in parte confermati, mirati a risolvere l’emergenza. Tra questi soprattutto il tentativo di programmare conferimenti fuori regione – per qualche giorno si parlò di navi di rifiuti in partenza da Gioia Tauro – ma anche il conferimento diretto in discarica del tal quale, senza trattamento. Ma neanche questo potrebbe bastare, con il risultato che mentre i rifiuti continuano ad ingombrare le strade di tutta la Calabria, da mesi ormai molti Sindaci sono sul piede di guerra.
I territori caldi sono soprattutto quelli del cosentino e del catanzarese. Da una parte i Sindaci del comprensorio di Cosenza, riuniti in un Coordinamento che raccoglie l’adesione di ben 47 Municipi, hanno espresso lunedì forti preoccupazioni sulla cosiddetta ”clausola Bucita”. ”Ci opporremo – hanno scritto i Sindaci in un documento unitario – con ogni mezzo legale e democratico, ad ogni possibilità di far diventare l’Area urbana Corigliano-Rossano una grande pattumiera. Quella postilla scellerata e illogica posta all’interno del bando regionale va cancellata a tutti i costi”. Dall’altra parte della barricata i Sindaci del catanzarese, che nelle scorse settimane hanno fatto valere pubblicamente le loro ragioni, chiedendo che ”la Provincia di Catanzaro non si trasformi nella discarica di tutta la Calabria”. Posizioni contrapposte, malgovernate peraltro da atteggiamenti che assomigliano tanto a prese di posizione campaniliste, che non aiutano chi in questo momento combatte sulla trincea dell’emergenza.
L’assessore Pugliano è corso via dall’Aula Magna dell’Unical atteso in Giunta regionale per risolvere l’ennesimo imprevisto. Il piano regionale per la gestione dei rifiuti poggia ancora su equilibri troppo deboli per reggere l’urto dell’emergenza continua. E nel frattempo la Calabria ha già speso milioni di euro per poi ritrovarsi, è proprio il caso di dirlo, con in mano un pugno di mosche.
La regione è di nuovo sull’orlo dell’apocalisse rifiuti. E mentre Sindaci e Prefetti sorvegliano inermi la situazione, tentando di porre qualche pezza sgomberando alla meglio almeno di fronte a scuole ed ospedali, torna a farsi incombente lo spettro dell’emergenza sanitaria.




